La polveriera Centrale: migranti accampati fra violenza e degrado

Ecco come si vive in Stazione e Porta Venezia dentro le «cittadelle» di duecento transitanti

«Ti conviene andare via. Loro non vogliono parlare. Vai via». A Milano la situazione migranti è tornata critica: tra Porta Venezia e la Stazione Centrale, giovani stranieri e famiglie con bambini piccoli bivaccano nei giardinetti. Vivono nel degrado tra materassi, asciugamani e teli sporchi. Alberi e cespugli sono utilizzati come appendiabiti, ricoperti di vestiti e stracci. Rifiuti e bottiglie fanno capolino sul prato, trasformando le aiuole della zona in veri e propri accampamenti per i circa duecento migranti che nelle ultime settimane affollano la città.

«Forse non hai capito. Vai via o te la strappo quella telecamera», ci aggredisce verbalmente uno straniero per impedirci a tutti i costi di ci realizzare le riprese. Porta Venezia è zona franca. Nessuno intende parlare. «Non vogliono essere ripresi - spiega un giovane -. Hanno paura di farsi riconoscere». La maggior parte di loro sono irregolari, transitanti provenienti da diversi paesi dell'Africa. Sono sbarcati sulle coste siciliane, hanno attraversato tutta l'Italia nella speranza di proseguire il viaggio verso il Nord Europa. Milano dovrebbe accoglierli solo pochi giorni prima che raggiungendo la Svizzera e la Germania. E invece finisce col trasformarsi nella loro casa (a cielo aperto). Tra loro anche clandestini. «In 12 anni che sono in Italia non ho mai visto vivere un italiano nelle stesse condizioni in cui vivo io», tuona Abu senza il permesso di soggiorno in tasca. «Nelle case c'è scritto solo per italiani. Questo è razzismo. Noi vogliamo case e cibo» continua il giovane che è sbarcato dopo un lungo viaggio dal Bangladesh. «Lo Stato non paga niente e il modo in cui l'Italia dà l'asilo politico, fa solo rimanere le persone sotto la soglia di povertà. Voi italiani vivete tranquilli con il profumo addosso e noi qui invece puzziamo».

Il bivacco ai giardini di Porta Venezia è motivo di forti tensioni. Soprattutto tra immigrati. All'improvviso scoppia una rissa violenta. Sono da poco passate le 20. I migranti discutono per futili motivi e in poco tempo la lite si trasforma in colluttazione. Due gruppi di stranieri si affrontano davanti ai bambini indifesi: volano calci e pugni. Una madre prende il suo piccolo in braccio mentre gli altri corrono a mettere in salvo il poco che gli è rimasto. Una scena all'ordine del giorno, raccontano i passanti, una situazione che scaturisce dal degrado in cui si trovano gli stranieri.

Per due giorni di fila, polizia e carabinieri hanno effettuato alcune ispezioni nella zona. Il primo martedì, con sette clandestini portati in questura; il secondo ieri, visto che i migranti sono tornati a occupare l'area dei giardinetti. Lo scambio di accuse, il rimpallo tra Comune e governo allontana la possibilità di trovare una soluzione definitiva e gli immigrati ne approfittano per bivaccare indisturbati in diverse zone della città.

Provare per credere. In Stazione Centrale, infatti, il degrado si ripete. "In questi giorni le presenze nella zona sono aumentate - ci spiega Loredana, volontaria del progetto Arca -. Sono arrivate numerose persone dall'Eritrea e ci sono anche dei bambini minuscoli, cosa che non era mai accaduta». La sera le aiuole in piazza Duca d'Aosta si riempiono di migranti. Seduti sui muretti di fronte all'ingresso principale della stazione trascorrono il tempo giocando con i loro smartphone, ascoltando musica e parlando tra di loro. Attendono che faccia buio e il piazzale si svuoti per stendere i loro teli sull'erba e dormire.

Per chi non ha il coraggio di accamparsi sotto alla «Mela» di Pistoletto, c'è il sottopasso Mortirolo alle spalle della stazione. «Dormo qui nella galleria. Ma non sono solo, ci sono altre persone là più avanti», dice Ahmed. Arriva dal Ciad e da oltre un mese ha trasformato un pezzo del marciapiede del sottopasso nella sua abitazione: un materasso buttato a terra come giaciglio, asciugamani, borse, taniche di acqua e alcuni teli allacciati ai pali per isolarsi dalla strada. Qui Ahmed mangia, beve e prega sperando nella carità. «La gente passa di qui e mi lascia qualcosa da mangiare», ci spiega mentre con la testa fa capolino dalle coperte che emanano un odore nauseabondo. Simbolo del degrado a Milano.