Pony e asini salvati con il progetto Islander

Gli animali affidati all'associazione dopo la scoperta di un allevamento abusivo

Quattordici pony, tre asini, un mulo, un gatto rosso e tigrato. Purtroppo non era l'Arca di Noè, ma il suo esatto contrario. Gli occhi di questi animali erano spenti, bui, pieni di paura quando il corpo forestale di Lodi è entrato dentro una fatiscente struttura abusiva gestita da due persone a Conegliano Laudense. Il nucleo investigativo della polizia ambientale ha denunciato l'esistenza dell'indegno carcere all'autorità giudiziaria e gli animali sono stati salvati grazie all'accoglienza offerta loro dalle associazioni «Progetto Islander no profit», dove ora vivono i pony, gli asini e il mulo, e dalla A.Di.Ca Onlus per il micio.

Il reato è di «Detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, causa di gravi sofferenze» dentro a «opere realizzate in assenza di permesso di costruire», ai sensi degli artt. 727 comma 2 del codice penale e art. 44 comma 1 Lettera b) del D.P.R. n. 380/01. Il misero capanno non aveva alcuna autorizzazione, non è censito dall'Asl e è privo del registro di stalla, mentre gli animali non erano accuditi da alcuna assistenza medico-veterinaria. Nessun rinnovo delle lettiere, assenza di vasche di raccolta liquami e deiezioni, scarsa disponibilità di acqua sono solo alcune delle aberrazioni patite in uno spazio ridotto e soffocante, basti pensare che il micio tigrato si trovava dentro una gabbia metallica in cui non si poteva muovere. Ma gli uomini non pensano mai che nel termine «animale» c'è la parola anima? Intorno non c'era nessuna presenza di spazi destinati al pascolo, condizione che risulta aggravata dal fatto che molti esemplari sono stati rinvenuti legati con catene così corte da impedire i movimenti naturali negli stalli angusti e soffocanti. La maggior parte di queste diciannove «creature» non è risultata accompagnata dal proprio documento di riconoscimento, né da microchip né da qualsiasi documentazione giustificativa della detenzione. Sui pochi documenti rilevati non è presente alcuna vaccinazione ricevuta né tanto meno il test di Coggin.