Un portale per aiutare i benefattori

Su "Italianonprofit", ideato da due giovani donne, mission e bilanci delle aziende

Grazie. È una parola piccolina ma che può avere effetti grandi, a volte immensi. Eppure solo il 35 per cento delle organizzazioni non profit che ricevono una donazione manda una letterina, una mail, un segnale di vita entro qualche settimana. Se c'è un 10 per cento di enti che non ringrazia per nulla, gli altri impiegano mesi o addirittura un anno. Può servire a spiegare qualche difficoltà delle persone a donare insieme a un altro, grande tema: la mancanza di trasparenza nella gestione dei fondi e a volte persino dei nomi dei membri del direttivo da parte delle organizzazioni.

Sono alcuni dei dati e dei temi elaborati per il portale Italianonprofit.it da «Open Terzo Settore», la società nata per rendere immediatamente disponibili tutti i numeri di ciascuna associazione non profit, in modo che chi desidera donare sappia a chi lo fa, o almeno che cosa dice (o non dice) di sé la fondazione o l'organizzazione. Nel database, che conta già 104 organizzazioni, dalla super strutturata Telethon all'Opera Cardinal Ferrari fino al pionieristico Movimento per la decrescita felice, si possono mettere sotto controllo attività e modello di intervento, governance, salute economica e finanziaria e anche i valori dell'organizzazione scelta.

L'obiettivo è arrivare a 1000 associazioni ma il campione è significativo per buone e cattive prassi, visto che questi cento sono i primi ad aver accettato di autocertificarsi, così come avviene nel mondo anglosassone, all'avanguardia nelle donazioni. È a portali come Charity Navigator (7 milioni di visitatori nel 2014) e GuideStar Usa (85.000 organizzazioni non profit attive) che si ispira Italianonprofit.it.

È la prima società benefit d'Italia. O forse la seconda, perché il primato è conteso. Ma loro, Giulia Frangione e Mara Moioli, sessantadue anni in due, trenta più trentadue, non sembrano appassionate del podio. Sia chiaro: società benefit non vuol dire che facciano beneficenza, ma oltre agli obiettivi di profitto, lo scopo è di «avere un impatto positivo sulla società e sulla biosfera». La società benefit italiana si ispira al modello Usa, dove è stata introdotta nel 2010 e ora esiste in 31 Stati. Loro puntano, oltre che a fare qualcosa di buono, a fare business fornendo dati e analisi ad aziende, istituti di credito e fondazioni interessati all'attività filantropica.

La startup, nata dall'idea delle due giovani donne, entrambe con un master in imprese sociali alla Sda- Bocconi, si avvale della collaborazione di una rete di professionisti, fundraiser, fiscalisti, analisti, consulenti, per fare verifiche sui dati inseriti e controllare i bilanci. Non è una società certificata e così non può rilasciare attestati, però fornisce informazioni che aiutano a districarsi nella complessa rete di donatori, fondazioni e associazioni, senza trascurare le più piccole, che a volte hanno maggiori difficoltà nel farsi conoscere.

Sul portale si può anche donare: con un clic si arriva direttamente all'organizzazione scelta. A marzo le funzioni per gli utenti saranno potenziate.