«Post-Expo disastro per Città studi»

I residenti: «Se spostano università e ospedali, qui resta un deserto»

Marta Bravi

Il trasferimento degli ospedali e delle facoltà scientifiche dell'università, previsto nel progetto Human Technopole, potrebbe provocare il «disastro sociale ed economico» di Città Studi. Lo denunciano i cittadini dello storico quartiere della periferia milanese, promotori tra l'altro della campagna per il riconoscimento di Città studi come «Luogo del Cuore Fai», che rivolgono un appello al sindaco Giuseppe Sala per :«rivedere con urgenza le politiche per queste aree, a partire dagli interventi urbanistici». In una lettera aperta di tre pagine, firmata dal «Gruppo di Cittadinanza Attiva» e Comitato Fai «Che ne sarà di Città Studi?», i cittadini spiegano che l'area di Lambrate stazione - Rubattino - Ortica è afflitta da «cronici problemi di degrado, occupazioni abusive, randagismo e microcriminalità derivanti dalla presenza di numerosi siti industriali ed edifici civili dismessi lasciati in stato di abbandono». Il rischio? Il trasloco della Statale «potrebbe assestare un colpo molto grave, se non fatale» all'intera zona.

Di che cosa si tratta? Human Technopole Italy 2040 è il centro per la ricerca nei settori della genomica, dell'alimentazione, della scienza dei dati che, con un approccio multidisciplinare e integrato si occuperà di salute e invecchiamento. Obiettivo: rendere l'Italia uno dei Paesi leader mondiale nell'ambito delle tecnologie umane e della long life. Protagonisti tre atenei milanesi - Statale, Bicocca e San Raffaele - e una rete di ospedali fra cui l'Istituto Europeo di Oncologia (IEO), l'Istituto Nazionale Tumori, Humanitas, l'Istituto Neurologico Carlo Besta, l'Ospedale San Raffaele, l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri. Il progetto dovrebbe partire in questi mesi, nonostante la «perdita» di uno dei suoi sponsor principali, l'ex premier Matteo Renzi. I fondi ci sono, stanziati nella legge di stabilità: si parla di 768,9 milioni in tutto (10 milioni nel 2017, 114,3 per il 2018, 136,5 per il 2019, 112,1 milioni per il 2020, 122,1 per il 2021, 133,6 per il 2022, 140,3 a decorrere dal 2023), che si aggiungono agli 80 milioni stanziati per dare il via al progetto. Così è stata creato il comitato di Coordinamento, presieduto da Stefano Paleari, ex rettore dell'università di Bergamo, che avrà il compito di traghettare il progetto nei primi due anni. Il centro di ricerca, che si estenderà sui 35mila metri quadrati dell'ex sito espositivo avrà al suo interno 1.470 persone tra ricercatori, scienziati, personale tecnico e amministrativo. Eppure, scrivono i cittadini, «a più di 6 mesi dall'insediamento della nuova Giunta e del Municipio 3, da parte di entrambe le amministrazioni non c'è segnale dell'intenzione di intervenire in modo strategico e radicale». Anzi; il piano per le periferie varato lo scorso dicembre «addirittura vede quest'area esclusa da ogni intervento strutturale». E dal momento che «l'area Lambrate stazione-Rubattino-Ortica è contigua e strettamente connessa, dal punto di vista della vitalità sociale, culturale ed economica, all'amplissima area di Città Studi», l'intero quartiere «si svuoterebbe con l'effetto di aggravare il cronico problema delle aree dismesse e abbandonate al degrado».