Da Prada in scena il «quadro rubato»

Una mostra collettiva indaga l'eterno rapporto tra autorialità e copia

Marta Calcagno BaldiniPiù di un anno di ricerca per realizzare la mostra «L'image volée» che ha aperto ieri alla Fondazione Prada a Milano, nella nuova sede inaugurata quasi un anno fa (lo scorso maggio) nei 19mila mq dell'ex distilleria Società Italiana Spiriti, complesso industriale degli anni dieci del Novecento in Largo Isarco 2. Come dice infatti il titolo della mostra, il tempo per trovare le opere era più che mai necessario dato che l'esposizione, fino al 28 agosto, si concentra sui quadri rubati. E' molto convincente il lavoro del curatore-artista Thomas Demand e dello scultore Manfred Pernice per l'allestimento delle oltre 90 opere in mostra nei due livelli della Galleria Nord e nel Cinema, che appartengono a più di 60 artisti dal 1820 ad oggi. I due infatti hanno saputo rendere in modo molto chiaro e suggestivo i diversi ambienti che si percorrono: sarà anche perché, essendo entrambi artisti prima che curatori, sentono il tema da vicino, rimane il fatto che hanno affrontato il concetto di furto nell'arte in modo esaustivo e sotto molteplici aspetti. Da Maurizio Cattelan, che espone la denuncia del furto di una sua opera, al video di Ulay, che si fa riprendere mentre ruba un quadro, fino alla tela di Adolph von Menzel «Friedrich der Grosse auf Reisen» del 1854, che è stata mutilata, asportata in diversi punti per ricavarne ritratti di minori dimensioni. Nella seconda parte della mostra si analizzano le logiche del furto dello stesso processo creativo, arrivando fino fino all'appropriazione di un'opera d'arte del passato (come Erin Shirreff e Rudolf Stingel). La terza parte è al livello interrato della Galleria Nord, utilizzato per la prima volta come spazio espositivo: qui si analizza il furto come «invasione di campo», immagine rubata contro il diritto di appropriarsene, ovvero senza che l'altro («il derubato») lo sappia, invadendo la sua vita: ecco infatti, ad esempio, l'installazione video Blue Line (Holbein), del 1988, di John Baldessarri: in una stanza chiusa inserisce una telecamera nascosta, che riprende il pubblico dei visitatori quando vi entrano e la mostra su uno schermo all'esterno dell'installazione-stanza.(Info. Fondazione Prada, largo Isarco 2, www.fondazioneprada.org, visit.milano@fondazioneprada.org, Tel. 02-56662612)