Il Premio Enriquez va a due «strehleriani doc»

Prestigioso riconoscimento per i milanesi Dettori e Lazzarini: «Il maestro, quanti ricordi»

Antonio Bozzo

Giancarlo Dettori, 84 anni, e Giulia Lazzarini, 82: sono uniti da una lunga carriera in palcoscenico (ma anche al cinema e in tv) e da amicizia vera, che stasera brillerà al teatro di Sirolo, nelle Marche, per la dodicesima edizione del premio intitolato a Franco Enriquez, non dimenticato regista che accompagnò la nascita della televisione italiana, quando lavorare per la Rai voleva dire fare cultura popolare di alto livello. «Premiamo Lazzarini e Dettori», dice il fondatore e presidente dell'Enriquez, Paolo Larici, «per tutto il loro lavoro. Due mostri sacri del teatro, ancora attivi e propositivi, che rappresentano un mondo delle scene che non c'è più. Sono gli unici rimasti della gran fucina d'attori diretti da Giorgio Strehler a Milano, per il Piccolo, vetta della cultura italiana di ogni tempo». «Di Giorgio - aggiunge Giancarlo Dettori - ero davvero amico. Un uomo difficile, molto solo. Solo con le mogli e nel suo ambiente di lavoro. Esigente come nessuno. Ricordo che veniva a casa mia alle nove di sera e ne usciva alle sei di mattina. Tutta la notte a parlare di progetti, teatro, sogni». «Lo incontrai, timorosa, nel 1953», dice la milanese Giulia Lazzarini. «Ero appena uscita dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, immaginatemi davanti al mito Strehler! Già allora il Piccolo, fondato nel 1947, era il vertice per chi fa l'attore. Ebbi una parte in "Arlecchino". E da allora il teatro di Strehler divenne la mia casa. Ho fatto anche spettacoli con Giancarlo, diretti da Giorgio. Uomo non facile, come ogni persona di valore. Lavorare con Giorgio voleva dire anche passare una notte intera a provare: altro che orari sindacali. Poi, stanchi ma felici, andavamo all'alba a prendere un cappuccino alla stazione Centrale. La Milano di allora non era quella di oggi, non c'erano altri posti per bere qualcosa di caldo a quell'ora. Ma era una città fantastica, ed è sempre la capitale del teatro in Italia, oltre che di molto altro». «Nella prossima stagione», dice Dettori, emozionato a pescare nei ricordi «tornerò in scena con il mio spettacolo su 40 anni di vita con Strehler. Lo sento come un dovere. Le nuove generazioni devono respirare anche solo per un'ora l'aria di libertà intellettuale che spirava a Milano, in quegli anni lontani». Il premio Enriquez, che valorizza l'impegno civile non solo nel teatro, è un onore per Lazzarini e Dettori. «In una storia come la mia - dice Lazzarini - i riconoscimenti per fortuna non mi sono mancati. L'Enriquez, che prendo alla carriera anche se non ho smesso di lavorare, mi sta a cuore. Franco era un regista straordinario, ha fatto moltissimo per la crescita culturale degli italiani».