Il premio Oscar Bacalov accende la febbre da tango

Il maestro argentino oggi sul podio dell'Orchestra Verdi Una rassegna dedicata alla grande tradizione di Buenos Aires

Che sia uno stile di vita, come lo definiva Astor Piazzolla, o un «vero e proprio vizio», secondo la lezione, tutt'altro che riduttiva, di Luis Bacalov, difficilmente un bel tango si fa dimenticare. Tanto più se a eseguirlo sono artisti come quelli che vedremo e ascolteremo, a partire da oggi, nella rassegna «Festival tango», che prende il via alle 18 all'Auditorium di largo Mahler nell'ambito della stagione estiva de laVerdi. In tutto nove appuntamenti, fino al 7 settembre, per riscoprire la storia e la passione di un'arte da ballare, ascoltare e ammirare. L'inizio è spumeggiante: sul podio della Verdi, oggi, ci sarà proprio il premio Oscar Bacalov, coordinatore artistico del festival, che dirigerà il Tango di Igor Stravinskij, nella versione per orchestra, il Mìlongón festivo di Astor Piazzolla, la Suite di Tomás Gubitsch e il Martulango di Eduardo Hubert, oltre a farci ascoltare il suo Triplo concerto per bandoneón, soprano, pianoforte e orchestra, una riflessione in musica sulle pagine più drammatiche della storia argentina.

«Il Triplo concerto parla di cose vere, non di astrazioni; vengono citate situazioni drammatiche, vi compare il ricordo delle madri dei desaparecidos», spiega. Nato a Buenos Aires nel 1933 da una famiglia di origini bulgare, Bacalov vive dal 1959 in Italia, dove arrivò firmandosi Luis Enriquez e, negli anni, collaborò come arrangiatore con moltissimi big: da Villa a Milva, da Fidenco a Morandi, da Endrigo a Baglioni, e ancora Rita Pavone, Mia Martini, Ricchi e Poveri. Noto soprattutto per le numerose colonne sonore (su tutte quella del Postino, che gli valse l'Oscar nel 1996, ma lavorò anche con Fellini, Pasolini, Lattuada, Scola), Bacalov è anche ottimo pianista, sensibile direttore d'orchestra e raffinato compositore. Uno dei pochi, a dire il vero, ad aver tratto ispirazione dalle nobili radici del tango per composizioni «colte»: «Pochissimi musicisti -dice- hanno utilizzato il tango come spunto per composizioni sinfoniche, e sempre fuori dall'Argentina. Penso a Milhaud, Stravinskij». Il Tango per orchestra del compositore russo è uno dei pezzi forti del programma di oggi: l'interesse e l'attrazione di Stravinskij per il tango risalgono ai primi del Novecento, ma è solo intorno alla metà del secolo che vide la luce l'opera come la ascolteremo oggi, ricca di vituosismo ritmico e influssi jazzistici. Piazzolla, poi, ci ricorderà che esiste anche un tango uruguagio, il Mìlongón. Sul palco anche il pianoforte di Eduardo Hubert e il bandoneón (strumento popolare simile alla fisarmonica) di Juanjo Mosalini, due mostri sacri del tango argentino. Con loro la soprano Erika Pagan. (Biglietti euro 15/12,50/ 9. www.laverdi.org)