"Il premio della Regione lo investirò a Milano per capire il cervello"

Il neuroscienziato dopo il riconoscimento alla Scala: "Finalmente ossigeno alla ricerca"

Venticinque anni fa è stato un macaco che osservava golosamente una banana sbucciata dall'uomo a farci capire che anche le emozioni sono contagiose. Che possiamo provare empatia mentre qualcun altro compie un movimento. Tu piangi e io sento dolore. Sbadigli? Mi viene sonno. Tu bevi: ho sete anch'io. Tutto merito dei neuroni specchio e dell'intuito con cui il neuroscienziato Giacomo Rizzolatti li ha scoperti, in un laboratorio dell'università di Parma, e studiati, nel corso di una carriera internazionale, fin dagli anni Novanta: tu chiamalo se vuoi made in Italy e nei giorni scorsi, anche sorriso e soddisfazione sono state contagiose alla Scala, per la consegna del premio Lombardia è ricerca che la Regione, per mano del governatore Roberto Maroni e di Luca del Gobbo, assessore ad Università, Ricerca e Open Innovation, ha assegnato al professore.

Un regalo per i suoi 80 anni, un nobel (per ora) lombardo e 1 milione di euro per la ricerca: sono pochi o tanti?

«Un bel regalo e un riconoscimento al lavoro di squadra. Una cifra importante: il premio prevede che il 75% sia investito in Lombardia. Questo ci permetterà di assumere 3 ricercatori post doc per 3-4 anni, dando così respiro a progetti di medio periodo».

Su cosa lavorerete?

«A Niguarda continueremo la collaborazione per approfondire il funzionamento del cervello e dei neuroni specchio sia nella zona, già più indagata, del buon umore, sia, pochi centimetri più sotto, nella sfera del cattivo umore. All' Humanitas siamo di casa grazie alla collaborazione con Michela Matteoli e il Cnr. Loro hanno competenza sulle cellule, noi a livello di sistemi: come a dire che loro studiano la grammatica, noi l'analisi logica e del periodo».

Lei non è stato un cervello in fuga all'estero, ma tempo fa disse di sentirsi un impiegato, vittima della burocrazia: che cosa manca all'Italia?

«La prospettiva: da giovane ricercatore ero certo che, con l'impegno e i risultati, avrei trovato una mia dimensione. Oggi non sarebbe più così: c'è stato un blocco nelle assunzioni e le conseguenti fughe all'estero. Ora credo che, pur lentamente, stia emergendo la consapevolezza che sia un errore non investire in ricerca. La penso come Silvio Garattini, però: serve un'autorità ad hoc che eroghi, in base a criteri di merito, fondi continuativi, sul modello statunitense dell'agenzia del dipartimento di Salute NIH, National Institute of health. Da noi, invece, i fondi cha arrivano ad un istituto spesso devono essere divisi fra manutenzione edilizia e stipendi. Solo quel che avanza va alla ricerca».

Una cosa di cui avrebbero bisogno le nostre università, mai al top nelle classifiche internazionali, nonostante poi il nostro sistema non sia così male

«Pensare alla specializzazione: in America ci sono stage university che formano ottimi professionisti nei vari campi e poi ci sono atenei più votati alla ricerca».

In letteratura c'è lo specchio di Narciso che ci vede solo se stesso, c'è la strega di biancaneve che ci vede la triste verità e c'è San Paolo per cui lo specchio scherma la realtà: ma lei che ha visto in questi neuroni?

«Che noi riconosciamo in noi stessi le azioni che compiono gli altri. Non tutte però: se un cane abbaia non ci viene voglia di farlo! Se un bimbo piccolo vede un cartone con personaggi che camminano, non reagisce. Se vede qualcuno che gattona, allora sì. E le donne ca va sans dire - sono più empatiche degli uomini».

Ora che cosa vorrebbe scoprire?

«Vorrei approfondire la teoria della vitality form: come l'osservazione di un'azione eseguita da un altro individuo ci permette di capire non solo che cosa farà, ma anche il suo stato cognitivo-emozionale».

Uno scienziato sa anche divulgare?

«Spero! Ma non voglio passare per un guru - sa - di quelli che, siccome hanno esperienza in un campo, si consultano per ogni cosa! No ho e non do ricette su tutto».