Ma il preside non ha dubbi «La scuola è stata corretta»

Cavalieri: «Siamo comunque disponibili a trovare una via d’uscita, magari con un cambio di sezione»

Un paradosso d’agosto per Walter Cavalieri, dirigente scolastico al liceo Manzoni.
Preside Cavalieri, la situazione è davvero grottesca. Docenti che insistono per promuovere un’alunna, genitori che ne chiedono la bocciatura.
«Chiariamo subito una cosa. È la scuola che promuove o boccia. E il giudizio del consiglio di classe, in questo caso, è stato unanime. Ognuno faccia il suo mestiere».
Secondo i genitori, tre debiti formativi sono un carico eccessivo. Meglio - dicono - ricominciare daccapo.
«Abbiamo ritenuto che con una promozione ci fossero tutti gli elementi per frequentare con profitto la seconda classe. Nessuna tragedia, i debiti si possono recuperare».
Emma non la pensa così.
«Se i docenti hanno valutato che la ragazza ha le capacità per affrontare il secondo anno, significa che la giudicano una studentessa valida. E consideri che il nostro è un istituto selettivo, con il 15 per cento degli alunni bocciati ogni anno».
Un attestato di fiducia nei confronti della ragazza, che però adesso rischia di perdere un anno.
«Sono limiti burocratici ampiamente superabili. Il problema riguarda l’istituto che deciderà di accoglierla. Valuterà i programmi per capire se il lavoro svolto nella nostra scuola è compatibile con il loro. Ma non credo ci sia il rischio che resti “ferma” un anno».
Perché, nonostante l’insistenza dei genitori, non avete rivisto le vostre decisioni?
«Volendo, è possibile riconvocare il consiglio su una questione rispetto alla quale si è già espresso. Ma ho già sentito i docenti, che unanimemente mi hanno ribadito il giudizio già formulato. Le ripeto, comunque, che è una decisione che spetta a noi».
Siete stati accusati di scarsa «sensibilità», e di tenere un atteggiamento «vessatorio».
«Non è vero, abbiamo risposto alle istanze del legale dei genitori con una lettera inviata il 27 luglio, in cui abbiamo esposto le nostre posizioni. E comunque, la ragazza tecnicamente non si è mai ritirata. Dal 22 maggio all’8 giugno - giorno di chiusura dell’anno scolastico - ha smesso di frequentare, che è cosa ben diversa. In mancanza di ritiro, siamo costretti a scrutinare. Ma su una cosa sono d’accordo con i genitori: il meccanismo dei debiti limita effettivamente la libertà di scelta degli studenti. Con gli esami a settembre, si poteva decidere se presentarsi o meno. Ora è diverso, ma si tratta di un problema di ordinamento nazionale al quale ci dobbiamo attenere».
I genitori di Emma minacciano un ricorso al Tar.
«In tutti i ricorsi al Tribunale amministrativo nei quali siamo stati coinvolti, i giudici hanno ritenuto che la scuola ha proceduto nel modo corretto. Penso che sarà così anche questa volta».
E una soluzione indolore è impossibile?
«Siamo disponibili a risolvere la situazione, e lo abbiamo detto alla famiglia. Ad esempio, possiamo ragionare su un cambio di sezione. Grazie a una vecchia norma possiamo accettare un’iscrizione fino al 31 dicembre, nonostante i termini siano ufficialmente scaduti a giugno. La ragazza può finire la scuola da noi, e ottenere risultati degni del nostro istituto».
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