«Primarie senza se e ma Nessuno può fare il furbo»

L'assessore è pronto alla sfida e avverte chi vuole far saltare il banco «Sono ancora più deciso e convinto di prima, non mi ritirerei mai»

Pierfrancesco Majorino, assessore al Welfare del Comune e candidato al dopo-Pisapia. Ha autorizzato (ironicamente) a colpirla in testa se fa ancora polemiche ancora sulle primarie, ma qualche ragione ce l'ha. Lunedì la coalizione a Milano le ha fissata il 7 febbraio e Matteo Renzi da Roma ha avvertito che sulle prossime consultazioni «va aperta una discussione». É sempre convinto che si faranno?

«Non ci sono dubbi, penso che la frase di Renzi non cambi nulla, mi è sembrata più una battuta, e magari pensava ad altre città al voto. Il centrosinistra milanese ha deciso, tutto insieme, primarie il 7 febbraio. Andiamo avanti senza se e senza ma, con fiducia. Nessuno a Milano ha proposto di rompere il centrosinistra».

Ecco, ma una data spostata così avanti nel tempo non alimenta il dubbio che possa spuntare un «papa straniero»?

«Personalmente avrei preferito che si tenessero prima, per avere più tempo poi per la campagna elettorale, ma sono convinto che nessuno abbia fatto il furbo».

Il segretario metropolitano del Pd Pietro Bussolati però ha dichiarato ancora due giorni fa che se spuntasse un nome che mette d'accordo tutti, si potrebbe evitare la consultazione con.

«Se Bussolati vuole propormi come un nome che unisce la coalizione, sono assolutamente disponibile. Ma a parte la battuta, chiarisco una volta di più che io non mi ritiro, non scherziamo nemmeno. Sono ancora più convinto e deciso di prima».

Prossime mosse?

«Venerdì sera un secondo lancio della campagna all'Energolab di via Plinio, questa volta con i volontari che vogliono darmi una mano. E dirò che dobbiamo andare avanti sulla strada di sgravare le persone in difficoltà, come il taglio agli abbonamenti Atm per gli anziani votato oggi (ieri, ndr.) dalla giunta».

Lei supportò Pippo Civati alle primarie nazionali contro Matteo Renzi. Ora è fuori dal Pd, e ieri ha dichiarato di «escludere al 95%» di candidarsi sindaco di Milano. C'è un 5% di possibilità che ve la dobbiate giocare. Che ne pensa?

«Beh, casomai Pippo parla di un'ipotesi fuori dalle primarie, anche contro i candidato di centrosinistra, ma il 95% è un'esclusione molto alta. Io mi auguro invece che lui e il suo movimento facciano parte a pieno diritto della coalizione per il 2016».

Non la infastidisce che anche il sindaco Pisapia solleciti un passo avanti da parte di altri, fuori dai partiti?

«Tenere insieme formazioni più strutturati e movimenti civici è stata la caratteristica di questi anni di governo a Milano, Credo sia naturale che altre persone fuori dai partiti pensino di partecipare alle primarie e non mi preoccupa. E non voglio unirmi al club di chi tira per la giacchetta Pisapia perchè indichi un successore».

Il bando sulle moschee è stato contestato anche da Maryan Ismail, musulmana ed esponente del Pd. Avrebbe voluto un centro islamico aperto a tutte le sigle e non gestito da una «fazione», come il Caim all'ex Palasharp.

«Rispetto le opinioni di tutti, per scrupolo ho controllato anche ieri ma non c'è stato nessun tipo di progetto, come quello da lei proposto, che sia stato bocciato dalla Commissione. So benissimo che garantire il diritto di culto in questa fase storica è complicato ma faremmo un errore a rimanere immobili anche noi».

Non teme un altro «caso Leoncavallo», con la delibera affossata in Consiglio e moschea rinviata sine die?

«Sto aspettando indicazioni dall'Urbanistica per sapere se serve il voto dell'aula. Ma non faremmo un favore a noi stessi se impedissimo il diritto di culto dopo aver ospitato migliaia di musulmani a Expo».

Il problema di viale Jenner però rimane aperto. Il centro islamico si era impegnato a chiudere, ma ha perso la gara per l'ex Palasharp.

«Spero che dialoghi positivamente col Caim, il centro di viale Jenner va chiuso».