Processo Santa Giulia, niente prescrizione (per ora)

La corsa contro il tempo è iniziata. Il processo per il presunto avvelenamento dei terreni dove è sorto il quartiere di Santa Giulia ha avuto ieri il via libera del tribunale. Niente prescrizione, così come chiesto dalle difese degli imputati. Non ora, almeno. Un primo calendario delle prossime udienze è già stato fissato, ma l'obiettivo resta assai complicato: arrivare a una sentenza di primo grado entro luglio, quando - secondo il calcolo la pubblica accusa - i reati contestati saranno estinti.

Una dead line non così lontana, considerando che ancora devono essere sentiti i primi testimoni. E tuttavia una scadenza di enorme importanza. Gi immobiliaristi, i costruttori, le ditte appaltatrici e subappaltatrici e i funzionari pubblici coinvolti nell'inchiesta e rinviati a giudizio, infatti, non hanno di che temere dal punto di vista penale. Nessuna delle accuse a loro contestate arriverà mai in Cassazione, e nemmeno in appello. Ma una sentenza anche solo di primo grado potrebbe essere di grande importanza per le parti civili - 130 residenti e proprietari di altrettanti appartamenti di quello che doveva essere il quiartiere dei sogni a Milano, e Palazzo Marino -, che nel caso di una condanna avrebbero diritto al risarcimento fissato dal giudice della quarta sezione del Tribunale Giulia Turri.

Ieri il Tribunale ha bocciato le eccezioni sollevate in aula dalle difese, tra cui quella relativa all'inutilizzabilità degli accertamenti ambientali effettuati dall'Arpa, e ha poi aggiornato il processo al prossimo 9 febbraio, giorno in cui verranno convocati i aula i primi testimoni. Secondo il calendario deciso questa mattina le altre udienze - alcune sono state aggiunte ieri - si terranno il 16, il 23 e il 24 febbraio e il 9 e il 31 marzo. Una marcia serrata, dunque, per arrivare a una decisione entro l'estate. Aldilà di una prescrizione che di fatto è nella sostanza - è solo da stabilire se anticiperà anche la sentenza di primo grado -, un'eventuale decisione del giudice avrebbe anche il valore simbolico di non lasciare in sospeso un caso che quando scoppiò (ormai cinque anni fa) riempì le cronache di notizie più che allarmanti. «Bomba biologica a Santa Giulia», era l'inquietante sintesi giornalistica. Nei terreni di Rogoredo, spiegavano le carte della Procura, sarebbero stati sversati e mai realmente bonificati dall'impresa di Giuseppe Grossi (morto nel 2011 e finito nelle inchieste della Procura) cadmio, cromo esavalente, cloroformio, arsenico. A processo sono finiti in molti, a partire dall'immobiliarista Luigi Zunino, principale artefice della grande trasformazione urbanistico-immobiliare di Rogoredo e di una promessa chiamata Santa Giulia. Di cui oggi resta poco.