Il procuratore: non mi avvarrò della proroga

(...) il garante di una Procura aperta al mondo, pronta ad ascoltare la voce della società civile e della politica. Lo è stato: anche troppo, secondo i suoi detrattori. Ma quando è intervenuto per indirizzare le inchieste che toccavano il Palazzo della politica, lo ha fatto in modo bipartisan. Ha frenato l'indagine sulla Sea, ma anche quella su Guido Podestà. L'intervento per impedire che l'indagine sul San Raffele affossasse il salvataggio dell'ospedale è stato un gesto di buon senso che non ha impedito che alla fine il processo si facesse. Ed è stato grazie a lui se il direttore di questo giornale non è finito in carcere.

La vittoria nello scontro con Robledo è stata ottenuta a prezzo di una «conta» all'interno della Procura che non si era mai vista in tanti anni: il giorno in cui Bruti convocò nel suo ufficio la riunione di tutti i pm per serrare le fila intorno alla sua leadership non fu un bel giorno per la Procura, e non a caso fu l'unica volta in cui il procuratore perse le staffe con i giornalisti. E la scena di Bruti che si presenta all'inaugurazione dell'anno giudiziario circondato dai suoi «vice» come pretoriani, tranne ovviamente Robledo, fu in fondo più una prova di debolezza che di forza. Un leader indiscusso come Borrelli non ne avrebbe avuto bisogno.

Ora si apre una corsa alla successione lunga e difficile. Non c'è un candidato naturale e le lacerazioni di questi mesi faranno sentire il loro peso. I procuratori aggiunti che in questi mesi si sono schierati più esplicitamente accanto a Bruti, come Ilda Boccassini e Francesco Greco, quasi certamente avanzeranno la loro candidatura: ma rischiano che proprio il ruolo giocato nello scontro Bruti-Robledo li penalizzi, perché il Consiglio della magistratura che in questa vicenda non ha brillato per coraggio, è comunque convinto che si debba girare pagina. Ma più della persona che andrà ad occupare il posto di Bruti, sarà interessante capire quale modo di interpretare il ruolo verrà scelto dal successore.

La Procura di Milano è un ufficio delicato e determina in molti aspetti la vita dell'intera città. Dalla politica, all'economia, alla vita dei quartieri flagellati dai reati predatori: le scelte di priorità nei reati da perseguire, gli approcci investigativi, la collocazione delle risorse, sono tutti fronti in cui il potere giudiziario, incarnato dal procuratore, condiziona inevitabilmente il quotidiano di una metropoli. Di quale sia l'approccio corretto a questo ruolo, Bruti ha dato una sua interpretazione. Sarebbe davvero carino che di questo si discutesse al momento di sceglierne l'erede. E non di equilibri tra correnti.