Profughi, per Alfano va bene così

Il sindaco Giuliano Pisapia chiede aiuto al ministro dell'Interno Angelino Alfano. E, a testimoniare la sua preoccupazione per l'emergenza profughi siriani a Milano, lo fa durante un vertice convocato ieri in prefettura per parlare di tutt'altro (mafia ed Expo). Alfano riferisce che il prefetto Francesco Paolo Tronca gli ha assicurato che «non c'è emergenza» e che «le strutture sono state messe a disposizione». Ma aggiunge che il governo vuole «accelerare le procedure perché chi vuole andar via da Milano, cioè tutti, possa farlo». Ma il governatore Roberto Maroni è tutt'altro che convinto. E oltre a denunciare l'emergenza, chiede al governo un piano nazionale. Anche perché «in queste ore da Agrigento ne stanno arrivando altri novecento». E in tutto questo denuncia l'impossibilità per Regione ed Asl di «tenere sotto controllo la situazione sanitaria». Il «ministro passi immediatamente dalle parole ai fatti», dicono dal Comune gli assessori Majorino e Granelli. Perché «la questione non è affatto risolta e resta tuttora assai critica». Lo dicono loro, non la Lega. In aula Pisapia chiede più «fatti» ad Alfano, perché «Milano da sola non ce la fa». E minaccia «posizioni molto forti che non vuole prendere, perché parliamo di persone che soffrono». E annuncia che il Comune «sta cercando una struttura, anche privata e in zona Stazione Centrale, da usare per l'accoglienza».
C'è evidentemente parecchia confusione e soprattutto nessun coordinamento. Perché il caso dei profughi siriani in fuga dalla guerra non è solo cronaca di disperazione. Il problema diventano i regolamenti dell'Unione europea come il «Dublino II» secondo cui la richiesta d'asilo deve essere presentata nel primo Paese in cui si mette piede. E quindi l'Italia. Per i siriani e non solo. La «richiesta», ha sottolineato il ministro Alfano che chiede «all'Europa di non ignorare che i siriani non vogliono restare a Milano, ma proseguire verso altri Paesi». Di qui la richiesta che «il diritto di asilo valga per tutta l'Europa». E proprio di qui la promessa di snellire la burocrazia che consenta il transito.
Non è convinto Maroni che con Anci, Upi e Conferenza delle Regioni chiede al ministro un «piano di emergenza nazionale». Anche perché dalla Svezia, una delle mete dei profughi, ma anche da Francia e Germania arrivano all'Italia inviti a chiudere le frontiere. Con la Francia pronta a ripristinare i controlli sui treni in partenza da Milano. Poi la critica al prefetto Tronca che, a detta di Alfano, negherebbe l'emergenza. «Siamo in presenza di un flusso continuo - ha detto Maroni -, serve una risposta organizzativa, non solo l'appello all'Europa. La richiesta di revisione del regolamento di Dublino l'ho fatta io nel 2011 e dopo tre anni siamo ancora qua. È inutile farsi illusioni, l'Europa non vuole cambiarlo e noi dobbiamo reagire». Perché, la stoccata ad Alfano, «non si può pensare di gestire questa emergenza chiudendo gli occhi e aspettando che questa gente se ne vada all'estero. Altrimenti assistiamo ai bivacchi senza controllo come in Centrale».