Profumi di pasta e pesce cucinati dal «Fioraio»

«Pronto? Buongiorno signora, no, mi dispiace ma per stasera (ieri per chi legge, ndr ) non possiamo accettare prenotazioni per la sera». Un attimo di silenzio (forse la cliente al telefono ha avuto un sobbalzo), «No, non saremo chiusi, anzi: sarà il giorno del nostro decimo compleanno, e quindi saremo aperti, ma dalle 18 organizziamo una festa per i nostri ospiti: buffet continuo, spumante e un cadeau per ciascuno».

A parlare è Vanny Atzeni, 54 anni, che, fin dall'apertura nel 2004, cura lo stile del Fioraio Bianchi, il caffè in via Montebello 7 (Tel. 02 29014390, info@fioraiobianchicaffe.it). È lui, Vanny, che sta preparando uno ad uno, il ricordino donato a chi partecipa alla festa (su invito): un portatovagliolo di rami e fiori. Al Fioraio Bianchi, segnalato sulle migliori guide e meta di curiosi e turisti, è inutile andare senza prenotazione. Il locale si affaccia direttamente su piazza Mirabello, a due passi da via Solferino, nello spazio che fu del fioraio Raimondo Bianchi, oggi ottantenne che abita al piano di sopra («a volte passa per un caffè»), e che qui ebbe il suo negozio. Dieci anni fa smise l'attività e fu trasformato in un ristorante, mantenendo la licenza di vendere fiori.

«Qui viene fin dal primo giorno una clientela di un certo livello, per lo più sui 40-50 anni – dice Vanny -. Qualche volta arriva il ragazzino con la fidanzata, molto teneri, ma non è così frequente». Nomi come Mariangela Melato, Ornella Vanoni, o Gaia Laurenti, fino ad Antonio Albanese, sono stati o sono habituè, ognuno coi suoi orari: «Albanese si vede più spesso in giornata per un caffè, la Vanoni è più probabile che venga a cena». Eppure il Fioraio Bianchi non vuole diventare un luogo vip, né un centro culturale o di moda: è l'accoglienza il punto che lo contraddistingue, le piccole dimensioni e l'atmosfera riservata e tranquilla.

«Di giorno accompagno in questura le persone di grandi società, ho bisogno di una pausa», dice la signora Patrizia, entusiasta del locale al punto di venirci «anche tre volte al giorno, ci ho portato anche qualche poliziotto, che qui è rinato... perché sono tutti sempre molto gentili, ci si sente bene». Tra una leggera insalata di carciofi con gamberoni «dolcemente padellati» (18 euro), o un vellutata di patate, ceci lessati, mosaico di baccalà con lamelle di zenzero in agrodolce (16 euro), a pranzo, la sera si può puntare su un duetto di trota e lavarello dei laghi, affumicati e serviti su puntarelle sautè, irrorati con dressing di melograno (24 euro), o trofie saltate con vongole veraci e pesto fatto in casa (26 euro). Il menu comunque cambia ogni 40 giorni, solo tre sono le specialità presenti da sempre: il gran fritto misto del fioraio (30 euro) solo alla sera, e gli involtini di pesce spada (17 euro), assolutamente di qualità. Il dolce fisso è la Creme broulè.