IL PROGETTO DI LEGGELa Lega: «I ricavi delle prostitute tassati al 40%»

Erano appena scattate le manette e solo pochi giorni fa il premier Matteo Renzi lo aveva portato con sé a Milano per mostrarlo come la Madonna pellegrina, pronta a mondare l'Expo da ogni peccato. Poche ore e a volare non sono mazzette e mazzettari, ma gli stracci. Con l'ex pm antimafia Raffaele Cantone nominato a capo dell'Autorità nazionale anticorruzione e chiamato da Renzi a vigilare sull'esposizione del 2015 che è già pronto a presentare il conto. «Non ho intenzione, né voglia di fare gite milanesi», ha detto ieri dando fuoco alla miccia della polemica sul ddl anticorruzione Grasso all'esame della commissione Giustizia del senato e pronto per l'aula del 27 maggio. «L'ennesima legge spot», protesta Cantone, che «non avrà alcuna efficacia». Perché «allo stato dell'arte non c'è possibilità che l'autorità si occupi delle vicende relative all'Expo». Sottolineando che il ruolo dell'Autorità «ha un senso se abbiamo strumenti di controllo ad hoc». E, soprattutto, «se si impone alle società private di seguire le norme sulla trasparenza». Un attacco condiviso dal governatore Roberto Maroni per il quale «Cantone ha ragione, il governo si sbrighi a dargli i poteri che ha chiesto, altrimenti il suo ruolo in Expo sarà inutile». Il commissario Expo Giuseppe Sala dice che sta «aspettando che Cantone sia messo nelle condizioni di lavorare. Sta chiedendo correttamente di specificare come può agire sul piano normativo». Piccata, ovviamente, la replica del ministro Maurizio Martina: «Penso che nessuno voglia andare a Milano a fare una gita».
Ieri, intanto, la giunta della Regione ha approvato tutte le contromisure chieste da Maroni per ridare trasparenza alla Lombardia dopo le inchieste che stanno flagellando l'Expo e la sanità. A cominciare da una commissione d'inchiesta interna con il compito di verificare «l'operato di diversi direttori di Aziende ospedaliere e Asl, non solo quelli citati nelle ordinanze». Sarà la stessa commissione che gli ha appena consegnato le 60 pagine della relazione su Infrastrutture lombarde commissionata dopo l'arresto del direttore generale Antonio Rognoni e che sarà lo stesso Maroni a portare in procura per gli eventuali rilievi penali. Ma in Regione parte una vera e propria rivoluzione nel mondo degli appalti con l'istituzione di un'unica centrale acquisti. «Vogliamo avere la massima trasparenza nel sistema di aggiudicazione e per questo - ha detto Maroni - stiamo lavorando per passare dalle attuali 49 stazioni appaltanti a un'unica Centrale per gli acquisti e le committenze che garantirà più efficienza, risparmi e maggiori controlli». Accorpate, quindi, le funzioni appaltanti di Infrastrutture lombarde, dell'Arca (l'agenzia regionale che si occupa degli acquisti) e dei singoli ospedali.
Inevitabile, parlando di appalti e gare, il riferimento al grande progetto Città della Salute e della Ricerca di Sesto San Giovanni finito nelle carte dell'inchiesta. Con Maroni sicuro che «come dice Renzi per l'Expo, vanno arrestati i ladri, ma non vanno fermati i lavori». La Città della salute si farà e secondo Maroni «probabilmente non c'è bisogno di revocare la gara, si possono prendere accorgimenti che la tutelino e la mettano in sicurezza, escludendo chi ha avuto comportamenti scorretti o poco etici».

Il gruppo regionale della Lega Nord ha preannunciato un progetto di legge per la Lombardia per tassare l'attività delle prostitute, con un'aliquota del 40% dei ricavi. I proventi stimati si aggirerebbero attorno ai 300 milioni di euro l'anno, che andrebbero in un fondo a favore dei disoccupati. «Tassare la prostituzione vuol dire dare piena attuazione all'articolo 119 della Costituzione nella parte che garantisce autonomia di entrata alla Regione», sostengono i primi firmatari Massimiliano Romeo e Fabrizio Cecchetti prevenendo le accuse di atto anti-costituzionale.