Promoter uccisa per un prestito di 80 mila euro

Il corpo decapitato ritrovato nell'orto del suo vicino di casa a cui aveva affidato il denaro

Andrea Baiardi

Era sepolto nell'orto di Vito Clericò, il suo vicino di casa, il corpo di Marilena Rosa Re la promoter di Castellanza scomparsa da casa 42 giorni fa. A trovare il cadavere della donna sono stati i militari del nucleo investigativo di Varese ma il rinvenimento non è stato un caso fortuito. Clericò, già fermato con l'accusa di omicidio e occultamento di cadavere, nelle sei ore di interrogatorio aveva indicato agli inquirenti il punto dove scavare per ritrovare la salma della 58enne. Ma non ha confessato nulla. E ieri, proprio in quel punto, tra la terra, è emerso il cadavere. Un altro tassello che si aggiunge al giallo dell'omicidio del Varesotto, che però sempre ancora lontano dalla sua risoluzione. Il dirimpettaio infatti non ha mai confessato il delitto anzi ha parlato del coinvolgimento di «qualcun altro», non meglio identificato, secondo quanto riferisce l'avvocato dell'uomo, Daniela D'Emilio.

A far ricadere i sospetti fin dal principio su Clericò sono state le incongruenze nella sua versione dei fatti e una macchia sospetta di sangue sui suoi pantaloni. Clericò aveva parlato di una chiamata ricevuta dalla Re in cui gli aveva chiesto di accompagnarla in stazione, ma le telecamere lo tradiscono: non c'è nulla. Non avrebbe mai percorso quelle strade e nel suo cellulare non risulta alcuna chiamata in entrata dalla donna, anzi fu lui a chiamare la vittima. E quel sangue sui pantaloni? La risposta dell'uomo sarebbe che appartiene a un suo coniglio. Ma i Ris stanno indagando su quella macchia ematica che sembra compatibile quasi al 100% con quello della promoter.

Il movente sarebbe economico. La donna nel 2014 gli avrebbe affidato una grande somma di denaro per evitare dei controlli del Fisco e non pagare un debito di 80mila che aveva con l'erario. L'uomo nonostante il rinvenimento del corpo nella sua proprietà, al confine con una zona boschiva di Garbagnate, continuerebbe a negare di essere l'esecutore dell'omicidio, addossandosi solo la responsabilità dell'occultamento del corpo. Contro la sua innocenza ci sarebbe anche una zolla di terra, scoperta dall'archeologo, che sarebbe stata smossa recentemente.