«Pronti ad altri agguati con l'acido»

Il complice Andrea Magnani accusa Alexander e Martina. E in cella passa le notti a fare flessioni

Non solo Pietro Barbini e Giulio Carparelli, nell'elenco della «coppia diabolica» Boettcher-Levato, c'erano altri tre «nemici» da sfigurare con l'acido. Tra questi la stessa sorella di Barbini. Lo avrebbe riferito in aula il complice dei due, Andrea Magnani, il bancario di 32 anni, sentito durante l'udienza a porte chiuse. Magnani ha raccontato la sua versione, dipingendosi come persona debole, manipolata da Boettcher, non consapevole delle sue reali intenzioni. Pensava fosse tutto uno scherzo e il liquido da gettare in faccia alle vittime acqua. Versione messa in dubbio dagli investigatori che hanno esibito foto delle sue mani corrose dall'acido.

Magnani ha fatto ieri mattina il suo ingresso a Palazzo di Giustizia in completo grigio e camicia blu. E in ottimo stato di forma, merito delle flessioni in carcere, dalla mattina alla sera, persino di notte, con grande fastidio per i compagni di cella. Ha testimoniato nonostante, in quanto imputato di «reato connesso», avesse potuto astenersi. In base a quanto poi riferito da Paolo Tosoni, legale di Barbini, Magnani ha prima di tutto cercato di accreditarsi come «succube» di Alexander Boettcher, broker di 30 anni, come del resto Martina Levato, bocconiana di 23 anni. In quel periodo infatti stava vivendo una «situazione economica, personale e familiare faticosa e difficile» e per questo «facilmente soggiogabile». Teneva talmente all'amicizia con Alexander da obbedire a ogni sua richiesta, ignorando le sue reali intenzioni. Infatti andava a comprare l'acido per gli agguati, convinto servisse a sturare i lavandini.

Spiega di aver partecipato ai primi di novembre all'agguato contro Stefano Savi, colpito per sbaglio perché assomigliava al vero obbiettivo, Giuliano Carparelli. Lo avrebbe spiegato rientrando in auto lo stesso Boettcher. Quanto al secondo attentato, contro il «vero» Carparelli, reo di aver avuto un rapporto sessuale in discoteca con Martina, lui si era limitato a fare una telefonata alla vittima. Ammette invece di aver accompagnato i due nella spedizione punitiva contro Barbini il 27 dicembre. Ma convinto fosse una «goliardata», finalizzata a spaventarlo, gettandogli solo dell'acqua addosso non certo dell'acido. «Dopo l'aggressione mi sono reso conto di tutto, che mi ero rovinato la vita e ho tentato di uccidermi». Una ricostruzione su cui pesano forti dubbi, perché quando l'hanno arrestato ai primi di febbraio, gli agenti gli hanno fotografato le mani bruciate dell'acido. Il bancario ha infine spiegato come Carparelli e Barbini fossero solo i primi di una serie di «nemici» da colpire. Una lista in cui venivano registrati nomi e cognomi, numeri di telefono e targhe delle auto di tre persone, tra cui la sorella di Barbini.

Marina Levato ha ascoltato la dichiarazioni sorridendo a qualche passaggio mentre Boettcher, rimasto impassibile, ha poi chiesto di rendere dichiarazioni spontanee. Poche parole per aggiustare la ricostruzione dell'amico «Non ho accompagnato Magnani a fare la telefonata-trappola a Barbini» e poi «Non ho messo la targa dell'auto di Magnini sulla mia vettura». L'udienza si è conclusa con la richiesta dei difensori di Levato di eseguire accertamenti sulla messaggistica via whatsapp della loro assistita, non essendo loro in grado di farlo.