«Proselitismo, massima vigilanza sui militanti islamici nelle carceri»

Per Pagano, capo delle prigioni lombarde, il terrorismo non ha seguito fra i detenuti

«La nostra attenzione è massima e, da sempre, gli agenti di polizia penitenziaria tengono sotto osservazione la realtà delle carceri». Luigi Pagano, provveditore per gli istituti penitenziari della Lombardia, risponde così ai sindacalisti del Sappe che denunciano il rischio di infiltrazione nelle celle della predicazione fondamentalista di matrice islamica. L’allarme lanciato dal Sappe, sindacato autonomo che conta ben 12 mila iscritti, è forte: «Le tensioni fra civiltà islamica e cristiana potrebbero avere risvolti inquietanti anche all’interno delle carceri italiane, considerato l’alto numero di detenuti di fede islamica. Da tempo - spiegano al Sappe - rappresentiamo le nostre preoccupazioni circa le recenti conversioni, in carcere, di detenuti italiani all’Islam».
Un fenomeno preoccupante? Forse le carceri italiane possono diventare una nuova polveriera del fondamentalismo? Forse, c’è il rischio che si torni alla stagione in cui il circuito dei penitenziari alimentava il terrorismo rosso? A quanto pare, dalle carceri non arrivano segnali di questo tipo. Anzi, molti direttori hanno spiegato a Roma che la situazione è tranquilla. Anche a Milano. Anche in Lombardia. Il Sappe però disegna scenari a tinte fosche: «Ogni diseredato ben indottrinato può facilmente autoassolversi per il proprio essere deviante per il solo fatto di vedersi riconosciuto un ruolo all’interno della nuova società in cui entra abbracciandone il credo e lottando per Allah. È già accaduto nel passato: un pregiudicato siciliano, convertitosi all’Islam in carcere dov’era detenuto per reati minori, fece esplodere due bombole del gas nel metrò di Milano, l’11 maggio 2002, e nei templi della Concordia di Agrigento, il 5 novembre dello stesso anno». Per Pagano, però, non ci sono rischi: «I detenuti in odore di terrorismo vivono in sezioni ad alta sicurezza, così da impedire anche la contiguità fisica con gli altri. Seppure si tratti di realtà molto differenti, abbiamo alle spalle l’esperienza del terrorismo nostrano».
Sono circa 7mila, secondo i dati in possesso del Sappe, i detenuti islamici presenti nelle nostre carceri. La maggior parte è concentrata negli istituti di pena della Lombardia, del Piemonte, dell’Emilia Romagna, della Liguria e della Toscana. Gli integralisti, naturalmente, sono molti meno. E pochi i presunti terroristi. Per il Sappe è «necessario uno sforzo formativo per dare alla Polizia penitenziaria gli strumenti tecnico-cognitivi per incrementare la propria professionalità».