Prove di staffetta Pisapia-Sala Il manager detta le condizioni

Prima uscita da «candidato», il commissario teme il fuoco amico Il sindaco: «Sosterrò chi vince, ma faccia lo stesso chi perde»

«Già si comporta come un sindaco», scherza un fotografo all'ingresso della fondazione Ambrosianeum, quando Giuseppe Sala entra «di corsa» senza una parola con i giornalisti. Alla fine riescono a strappargli un «non sto facendo il prezioso». «Mi scappa», scherza anche il sindaco, Giuliano Pisapia, che invece in via delle Ore si ferma a parlare, lanciando il suo messaggio, a Sala ma non solo: «Farò campagna elettorale per il candidato che uscirà vincente dalle primarie, chiunque esso sia». Così il sindaco risponde a chi gli chiede se vorrebbe Sala come successore. Pisapia però aggiunge che la stessa cosa la deve fare «anche chi non vincerà». «C'è una carta dei valori che ogni candidato deve sottoscrivere» avverte, citando fra le altre cose - oltre a data e regole delle primarie - anche «un impegno ai limiti di spesa». Intanto, nella sede della fondazione, che il presidente delle Acli Paolo Petracca vede come una casa delle «associazioni del cattolicesimo democratico e sociale», il presidente Marco Garzonio si affretta a premettere che «qui non c'è una staffetta».

In effetti alla staffetta manca un piccolo particolare, il voto dei milanesi. Alle primarie e poi alle Comunali. Elezioni (e centrodestra) a parte, è esattamente a un tentativo di staffetta che assiste una sala piena, affollata da tante personalità della sinistra cattolica e «martiniana». C'è Don Virginio Colmegna e c'è l'ex vicesindaco Maria Grazia Guida. In fondo alla sala il segretario cittadino del Pd Pietro Bussolati, in piedi come la renzianissima Anna Scavuzzo. Su tutti aleggia lo «spirito di Expo». E un entusiasmo che lo stesso Petracca bacchetta quando avverte che il trionfalismo è «poco ambrosiano». E si assiste a un confronto fra la esibita sensibilità sociale di Pisapia e il piglio da manager del tecnico.

Prove di staffetta, dunque. Il piano per non fare le primarie è rientrato. Sala oggi è il candidato del Pd e del suo segretario Matteo Renzi. Il dubbio residuo è questo: sarà anche il candidato di tutto il centrosinistra? Un pezzo dell'area «arcobaleno» è data per persa ma nessuno ne fa un cruccio. Ma Sala riuscirà a tenere insieme il «popolo arancione» del 2011? Ecco la funzione di Pisapia: deve garantire che su Sala non ci saranno strappi. Per farlo, pone le sue condizioni (si sottoporrà volentieri alle primarie? Se le dovesse perdesse, sosterrà il vincitore?). Le condizioni politiche «precise» anche il commissario le sta verificando. Amici, nemici, forze in campo. Una fallimento non è concepibile. Ieri, ospite a «Dimartedì» ha mandato a sua volta un messaggio alla coalizione: mi conoscete - ha detto in pratica - e conoscete la mia storia (è stato direttore generale di Letizia Moratti in Comune). All'Ambrosianeum a sua volta ha ironizzato sul fatto che ora tutti, quando parla, si chiedano «se è di sinistra, di destra» e «quanto è di sinistra». Se davvero mi volete, insomma, sono qui e mi prendete come sono. Tutti. Senza farmi la guerra.