Provincia, un «buco» da 50 milioni

Il presidente Podestà: «Colpa del patto di stabilità e dei versamenti fatti allo Stato: abbiamo evitato il default»

Addio alla Provincia di Milano. Formalmente scadrà tra una settimana esatta, con la fine dell'anno, ma la giunta di ieri mattina ha abbassato di fatto le serrande su un'istituzione nata nel 1860, un anno prima dell'Unità d'Italia. Poche certezze sulla nuova Città metropolitana e molta preoccupazione su fondi, competenze e - nell'immediato - per la sorte dei 65 dipendenti precari che da giorni occupano per protesta l'aula del consiglio. Anche i loro contratti scadono il 31 dicembre, una vigilia di Natale amara. Oggi si saprà se la solidarietà e il pressing trasversale delle istituzioni, dal Comune alla Regione, ha colpito nel segno. Questa mattina alle 10 è convocato a Roma il Consiglio dei ministri per decidere (anche) sulla sorte dei contratti a termine dei provinciali. «Mi auguro che nel decreto Milleproroghe il governo intervenga. Sono dipendenti essenziali per l'attività del territorio, quasi la metà di loro si occupa di certificazioni ambientali dove chi firma rischia anche penalmente, non possono essere sostituiti immediatamente da personale assunto, prima occorre fare formazione e si rischia di bloccare le imprese». L'ultimo appello del quasi ex presidente della Provincia Guido Podestà, che ieri ha chiuso i lavori della giunta e fatto un bilancio dei chiari e scuri di questo mandato. Una carrellata degli obiettivi raggiunti, da Piano territoriale di coordinamento provinciale al rilancio dell'Idroscalo come luogo di svago, sport e da poco anche primo parco culturale all'aperto. In un dossier di 220 pagine sono riassunti i progetti e i servizi resi alla gente in 5 questi anni di mandato, dalla messa in sicurezza della pista ciclabile lungo il Naviglio Pavese al protocollo d'intesa tra Provincia e Coni per lo sport di base ai bandi di finanziamento per le imprese. Anni «straordinari ma anche molto complicati» li ha definiti Podestà, ricorda che quando fu eletto rinunciò al Parlamento Ue, «pochi allora avrebbero immaginato quanto la Provincia sarebbe stata sminuita e denigrata». E al sindaco metropolitanoo Giuliano Pisapia ha lanciato l'allarme sui conti del nuovo ente («non possiamo ereditare i guai della Provincia, se chiude con un buco non possiamo subire le conseguenze dello sforamento del patto, dai vincoli sul personale ai tagli»), ribatte che di più non si poteva fare, «i vincoli del patto e la legge che impone agli enti di pagare i fornitori entro 3 mesi sono inconciliabili, un'assurdità». E mette in chiaro i conti: «Chiudiamo con circa 50 milioni di buco a causa dei tagli a livello centrale ma abbiamo evitato il default, le risorse a nostra disposizione sono state costantemente ridotte dai governi, i maggiori trasferimenti pretesi dallo Stato e versati da parte della Provincia sono passati da 900mila euro nel 2009 a oltre 107 milioni, oltre un terzo del bilancio». Ha ringraziato la squadra degli assessori schierati ai lati e non si è sbilanciato sul futuro in politica, non esclude di ritirarsi: «Nella vita ci sono delle fasi, forse mia moglie e mia figlia vorrebbero che smettessi con questa attività, ci penseremo».