Provincia, tuta blu a capo della Cultura

È Costanzo Ariazzi, ex-Alfa e uomo di fiducia del presidente, a guidare la commissione che si occupa di teatri e della Casa della pace

Gianandrea Zagato

È la mozione Fassino che lega Filippo Penati a Costanzo Ariazzi. Stesso segretario, uguale idea di potere e, perché no, pure identica classe, il 1952. Nessuna sorpresa, quindi, per la nomina del consigliere provinciale Ariazzi a presidente della Terza commissione della Provincia di Milano.
Lui è un fedelissimo dell’inquilino di Palazzo Isimbardi: quando Penati era il numero uno dei diessini milanesi, Ariazzi era a capo del «tesseramento e risorse». Come a dire: era lui a governare le tessere, l’equilibrio delle correnti e a tenere strette le chiavi della cassaforte della federazione di via Volturno. Incarico di grande responsabilità che, nel dopo-Penati, segretario provinciale Franco Mirabelli, Ariazzi non perde. Anzi, raddoppia: il compagno Costanzo Ariazzi è, ora, a capo dell’«organizzazione». Impegno che solleva spesso le critiche di quelli del Correntone ma non certo quelle di Penati, che da uomo di mondo conoscendo le regole del gioco non si dimentica degli amici, di quelli della sua squadra. E così Ariazzi diventa presidente della Terza. Numero ordinale che si traduce in undici voci: «Cultura, culture e integrazione, beni culturali, politiche giovanili, pace e cooperazione internazionale, sport, turismo, idroscalo e tempo libero». Fiore all’occhiello dell’Istituzione meneghina che, bilancio 2005 alla mano, impegna qualcosa come nove milioni di euro. Roba da far tremare i polsi a qualsiasi quadro di federazione che, su indicazione del partito, diventasse il presidente della Terza, dove sulla carta si dibatte di «policentrismo culturale e di Triennale» ma anche di «Conservatorio, Orchestra Verdi e Arcimboldi». Eppure, Ariazzi, non batte ciglio: tranquillo e sereno come quando, sempre puntuale, entrava in stabilimento all’Alfa di Arese.
Già, il fedelissimo del presidente Penati ha in tasca il diploma di perito meccanico. Bella figura professionale che si sintetizza tra tecnologia meccanica e disegno industriale. È il 1969 e Costanzo Ariazzi da Cremona sogna il paradiso per le tute blu, naturalmente con tessera del Pci nel portafoglio ed eskimo indosso. «Sono arrivato all’impegno politico molto presto battendomi per l’affermazione dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, per il consolidamento delle libertà e della democrazia» dice di sé il presidente della commissione Cultura. Eletto nel 2004 in Provincia «per portare dentro le Istituzioni la voce del mondo del lavoro: quella di chi, come me, deve fare i conti da tempo con le domande e i problemi presenti in fabbrica». Poltroncina politica conquistata, mentre aveva già digerito la cassa integrazione dell’Alfa. Squarci di vita del passato, come le ferie d’agosto sempre consumate a Vezza d’Oglio, a due passi da Ponte di Legno, «magari, allora, c’era qualche comune di sinistra in più» osserva il presidente della Terza. Che, secondo i dati della Provincia, alla Giunta guidata dal diessino Filippo Penati ha «trasmesso», nel 2004, atti necessari «all’adesione della Provincia all’associazione “Coordinamento nazionale degli Enti locali per la pace e i diritti umani”» e all’approvazione del «Programma pluriennale 2004-2006 per l’organizzazione bibliotecaria territoriale». Summa di dodici sedute, comprese quelle per la nomina del presidente e del vice; per le comunicazioni dell’assessore Benelli in ordine alle linee programmatiche del proprio assessorato; idem dell’assessore Dioli e dell’assessore Vimercati. E la cultura? Domanda di troppo per l’ex tuta blu, da sempre fedele al presidente Penati.