Psichedelici o noir basta che siano classici

Da Shakespeare a Euripide, i teatri milanesi riportano in scena i grandi. In tutte le salse

Antonio Bozzo

Franco Branciaroli disse una volta, a questo giornale, che obbligherebbe tutti i teatri d'Italia a mettere in scena soltanto Shakespeare: il resto, per lui, è trascurabile, se non dannoso. L'editore Roberto Calasso, che con Adelphi ha reso chic gli scaffali dei lettori italiani, cita spesso, ammirato, lo scrittore latino Sallustio, che così definiva i miti: «Quelle cose che non sono mai accadute ma che esistono da sempre». Branciaroli e Calasso saranno felici di sapere che in questi giorni sono proprio Shakespeare, e un mito portato in teatro da Euripide quattrocento anni prima di Cristo, a tenere le scene milanesi. Cominciamo da Ifigenia, liberata, da oggi al 7 maggio al teatro Strehler, con regia di Carmelo Rifici e drammaturgia di Angela Demattè. Lo spettacolo è un'ambiziosa indagine sulla violenza, dagli Atridi a oggi. Una cavalcata impressionante, che richiede l'aiuto, oltre Euripide, di Sofocle, Omero, Eschilo, dei testi biblici e di Nietzsche, René Girard, Giuseppe Fornari. Troppa carne al fuoco? No. Il lavoro (150 minuti più intervallo) è ambientato in una sala prove, con attori e pubblico. Deve essere messo in scena il mito degli Atridi, con Ifigenia destinata al sacrificio che renderà vittoriosa la guerra di Troia. Dentro quella lontana storia, «mai accaduta ma che esiste da sempre», c'è la chiave per capire la violenza di oggi; per leggere in controluce le vicende europee più attuali. Questa, almeno, è la convinzione di Rifici: da uomo di teatro confida nella potenza delle scene. Al Carcano, invece, il padrone di casa è Shakespeare, con la commedia nera Misura per misura, del 1603. Jurij Ferrini la dirige e, con la sua compagnia, la interpreta (fino al 7 maggio). «Consiglio il pubblico - ha detto Ferrini - di non leggere o rileggere il testo prima di venire allo spettacolo: fatevi trasportare dalla storia come ve la raccontiamo noi attori». Anche Ferrini, come tutti coloro che affrontano il Bardo, ci tiene a mettere in luce che quella vicenda, imperniata su un «peccato della carne» (un matrimonio consumato prima delle nozze all'altare), è un modo per capire la corruzione di oggi e seguire la strada della responsabilità condivisa, l'unica in grado di salvarci. C'è un pizzico di utopia in questi intendimenti, ma Ferrini non sarà l'ultimo a tirare Shakespeare per la giacchetta: il destino di un grande autore è di essere riletto, persino tradito. Rilettura sorprendente allo Spazio Tertulliano, con Psychedelic Macbeth, regia di Francesco Leschiera (fino al 7 maggio). Durante un party, dove lady Macbeth e Banquo sono manovrati da un dj, la realtà si fonde con il sogno: miracolo alchemico che permette di far venire a galla, dal profondo dell'umano, la verità delle pulsioni. Fatto di scenografie digitali e accompagnato da musiche elaborate da Antonello Adinolfi, lo spettacolo realizzato dal Teatro del Simposio è uno dei più curiosi di questo scorcio di stagione.