«Tra psicologi e tribunali una burocrazia da incubo»

Giampaolo e sua moglie Adele, entrambi 49 anni, hanno adottato, ormai da sei anni, Anna (il nome è di fantasia), originaria della Colombia, una ragazzina vivace e bellissima. La guardano crescere e dicono: «Rifaremmo tutto». Ma ammettono di aver passato l'inferno: un percorso burocratico che li ha messi psicologicamente alla prova, una domanda di adozione non rinnovata che è scaduta dopo tre anni, visite mediche, colloqui con gli psicologi. «Ci hanno passato letteralmente ai raggi x - racconta Giampaolo - e soprattutto hanno anche interrogato nostra figlia naturale che avrei volentieri tenuto fuori da tutte le procedure». La coppia ammette che per un paio di volte ha pensato seriamente si stracciare tutti i documenti e di mollare il colpo. «A un certo punto abbiamo pensato di intraprendere la strada dell'adozione internazionale perché quella nazionale è troppo difficile. Quando nel 2008 abbiamo presentato la richiesta di adozione al Tribunale dei minori ci hanno consegnato la prima valanga di documenti da compilare. E lì ci siamo subito resi conto che per adottare conta più la burocrazia che l'amore. Hanno scandagliato la nostra famiglia, andando a indagare nella storia dei nostri genitori e dei nostri nonni. Sinceramente mi sembra eccessivo».Il papà adottivo, ora finalmente felice, chiede percorsi più semplici e dà la sua massima solidarietà alle coppie che vorrebbero adottare ma che non riescono ad arrivare fino in fondo: «Non è colpa vostra - dice -, è colpa del sistema che è troppo complicato. Per certe pratiche, per certi colloqui, basterebbe una settimana e invece ti tengono in ballo per mesi, facendoti sentire sbagliato a tutti i costi». E poi attacca: «Ci credo che ci siano ragazzini abbandonati troppo grandi perché siano adottati. Il problema è che il Tribunale dei minori ci ha messo una vita prima di dichiarali idonei all'adottabilita e loro nel frattempo sono cresciuti».C'è da dire, tuttavia, che le situazioni sono talmente tante e con tante sfumature che non è così immediato dichiarare adottabile un bambino: soprattutto quando i suoi genitori ci sono e, anche se lo maltrattano o non sono in grado di occuparsene, non lo rinnegano esplicitamente. MaS