Qualche centinaio di antagonisti, le magliette del «Che» e i soliti sloganNo Tav, No Tem, no tutto. Ma la protesta fa flop

nostro inviato a MonzaC'erano tutti quelli che dicono no a Expo 2015. E giurano che ci saranno fino al maggio 2015. Quando L'Esposizione inizierà e loro costruiranno una degna «opposizione sociale». C'erano i No Tav, i No Tem, Legambiente, l'Usb, i Cub, il Movimento Cinque Stelle, le signorine «prime della classe» che si mettono al microfono per sapere «quanto ci costa questo spiegamento di forze dell'ordine per delle persone pacifiche che esprimono le loro opinioni». Non mancava nemmeno l'Osservatorio antimafie di Monza e Brianza. E figuriamoci se potevano bigiare i centri sociali e gli «amici» muniti di bici della Critical mass, che scorrazzavano per la città indossando le magliette del Che. In tutto, però, superavano a malapena le 250 presenze. E tra loro sembravano meno empatici di due tifoserie opposte allo stadio. Qualche sprazzo, parecchie figuracce, nessun effetto speciale. Insomma, la manifestazione «Le nostre piazze contro i palazzi di Expo», la protesta che da mesi sul web minacciava la giornata monzese del lancio mondiale della manifestazione «sognando» di attaccare la Villa Reale e che ha mobilitato un contingente di 500 uomini tra poliziotti e carabinieri e numerosi elicotteri che ronzavano nel cielo, è stata un vero flop. Riunitisi in largo Mazzini, nel pieno centro di una Monza immersa nei saldi, intorno alle 15, i manifestanti sono partiti in corteo solo alle 17.05. Dopo che i «biciclettari» della Critical mass, arrivati da Milano, avevano monitorato la città con un giretto intorno al centro, lanciando uova contro la sede di banca Intesa di via Passerini e stendendo i soliti striscioni del tipo «Soldi a chi devasta il territorio» (davanti all'agenzia bancaria), lanciando un fumogeno di fronte alla sede del Comune di via Carducci e inneggiando alla svendita della proprietà pubblica dinnanzi agli stabili Aler di via Giuliani.
Tutto qui la protesta? Sì. Dopo aver tagliato la città con una manifestazione durata, tra andata e ritorno, poco più di un'ora, chi protestava ha dovuto arrendersi: giunti in piazza Citterio, il punto più vicino al parco del percorso previsto dal corteo, tutte le strade d'ingresso alla Villa Reale erano inaccessibili, sbarrate dalle forze dell'ordine. E chi, in bicicletta, credeva di raggiungere l'ingresso della villa «con una delegazione di 50 persone» si è visto rispondere dalla Digos che, al massimo, davanti alla Villa sarebbero arrivati cinque di loro. Un'offerta declinata per non scadere nel ridicolo. A quel punto i manifestanti hanno pensato che era meglio fare dietrofront tornare in largo Mazzini. Un ritorno mesto e un po' ridicolo se si pensa che un gruppetto di manifestanti in bici ha lasciato all'improvviso il percorso stabilito di via Italia, svoltando in una strada laterale e credendo di scatenare il finimondo. Peccato non se li sia filati nessuno. E, a quel punto, ironia della sorte, ha cominciato persino a piovere.