Quando Leonardo faceva il "designer" alla corte degli Sforza

In anteprima i restauri delle decorazioni che saranno visibili da maggio al Castello

Sarà uno degli eventi clou delle celebrazioni per i 500 anni della morte di Leonardo da Vinci. Ma in attesa dell'apertura al pubblico del 2 maggio 2019, è già emozionante ammirare ciò che fu di uno dei progetti più misteriosi del Genio alla corte di Ludovico il Moro. Stiamo parlando della Sala delle Asse del Castello Sforzesco dove sono ancora all'opera i restauratori che stanno mettendo a nudo, per quanto è possibile, le certosiniche decorazioni sulla volta e sulle pareti della Sala eseguite dal Genio durante il suo soggiorno milanese al servizio degli Sforza alla fine del Quattrocento. Il cantiere, aperto ieri in anteprima dalla conservatrice Francesca Tasso in occasione dell'apertura dell'evento La Vendemmia in collaborazione tra Montenapoleone District e il Comune di Milano, mostra già chiaramente le tappe di un progetto di «interior design» che identifica ancora una volta in Leonardo un grande anticipatore dei tempi. Il grande trompe l'oeil della volta, largamente inficiato dalla problematica pittura murale di Leonardo ma soprattutto da azzardati restauri nel corso della Storia, è visibile nelle diverse fasi di intervento dell'artista che intendeva regalare alla corte un vero e proprio padiglione vegetale composto di piante di gelso. Una scelta, quella del gelso, non casuale ma pensato per omaggiare il «Moro», come veniva chiamato appunto anche il frutto ampiamente diffuso in Lombardia. E quel padiglione, prima che il Castello venisse saccheggiato dalle truppe francesi che ridussero la Sala delle Asse in scuderia, sarebbe dovuto diventare appunto il giardino segreto di Ludovico il Moro.

Ma ciò che di più interessante apparirà agli occhi del pubblico la prossima primavera, sarà la porzione di disegno posta sulla parete nord-est della Sala delle Asse, universalmente conosciuta come «Monocromo», che ha fatto emergere nuove e significative porzioni di disegno preparatorio leonardesco. Appare evidente il progetto di un giardino di ispirazione fiorentina che vede alle pareti il disegno dei fusti e dei tronchi, abbozzati ma mai completati dall'artista che era rinomatamente assai lento nelle sue commissioni. Il disegno di una radice, ma anche quello di un fantomatico paesaggio lombardo, rappresentano gli elementi più interessanti emersi dal restauro, anche perchè sono gli unici scampati agli interventi di «correzione» commissionati alla fine dell'Ottocento dall'architetto Luca Beltrami. Proprio colui a cui va riconosciuto il merito di aver salvato il maniero dal progetto di distruzione.