Quel quartiere milanese fuori dal Fuori Salone

Al secondo giorno dall’inizio della kermesse milanese, la città è in fermento ma non tutti sembrano essersene accorti

L’obiettivo degli organizzatori era chiaro: coinvolgere tutta Milano con 15 percorsi di 1254 eventi. Tutta la città, tranne via Paolo Sarpi. In quella che è stata definita la “Chinatown milanese”, del Fuorisalone che sta animando il capoluogo lombardo non c’era che un piccolo evento gastronomico, indicato da qualche festone bianco e rosso a forma di aquilone. Nulla di più, nulla di meno. Ma l’aspetto più sorprendente è un altro: tra i vari commercianti che abbiamo sentito, italiani e cinesi, pochi sapevano dell’esistenza della manifestazione.

La maggior parte di loro non aveva la minima idea di cosa trattasse, come se via Sarpi fosse un corpo estraneo alla città. Un’isola. Iniziando da Porta Volta, alla domanda “C’è qualche evento legato al Fuorisalone?” ci hanno subito guardati con aria smarrita, rimbalzandoci verso la vicina gelateria. Anche lì facce perplesse e poca voglia di perder tempo: “Provate dal fioraio, forse ne sa qualcosa”. Ma anche lui, un italiano sulla sessantina, non ne sapeva nulla. Allora abbiamo proseguito la nostra passeggiata dirigendoci verso un negozio di abbigliamento, sperando di trovare qualche risposta. Un’ illusione. Per cinque minuti il proprietario non ci ha degnati di uno sguardo, era troppo impegnato a parlare al telefono. Finita la chiamata, alla solita domanda ci ha risposto con una smorfia: anche lui non ne aveva mai sentito parlare.

Non ci è andata meglio in un bar vicino, dove la ragazza al bancone aveva qualche difficoltà a capire, e così ci siamo rivolti alla cassiera, che ha sorriso credendo che volessimo prendere qualcosa. Appena si è accorta che in realtà volevamo chiedere solamente un’informazione, ha subito tagliato corto: “Fuorisalone? Non so”. Poco più avanti abbiamo fatto l’ennesimo tentativo con un negozio di riparazione cellulari. Lì un ragazzo in canottiera e cappellino hip hop, sentendo parlare di design ed eventi, ci ha riso in faccia. Ormai certi che nessuno fosse a conoscenza del Fuorisalone, nonostante il gran movimento degli ultimi giorni, abbiamo comunque deciso di chiedere informazioni in un ultimo negozio, un’elegante cappelleria. Qui una commessa italiana ci ha risposto quasi cadendo dalle nuvole: “Non saprei, provate alla Fabbrica del Vapore”. Tirando le somme di questo nostro “sopralluogo” in via Sarpi, abbiamo capito che (almeno in questo caso) il problema non consiste nella chiusura della comunità cinese a tutto ciò che avviene all’esterno, ma nella mancanza di coinvolgimento di quella parte della città che non è certo una lontana periferia.