Quei falsi d'autore che piacciono alle donne vere

Trecento pezzi tra bracciali, spille e collier disegnati per grandi stilisti come Armani , Ferrè e Valentino

Elena Gaiardoni Per dirla con Peter DiCristofaro, fondatore del Providence Jewelry Museum, oggi National Jewelry Museum: «Un diamante è per sempre, uno strass è per tutte». Alla luce falsa del bijoux nasce la donna vera; non più la signorina adorna d'esangue perla bisnonnile, ma la femmina che raggiunge l'oggetto del decoro grazie all'indipendenza economica e non si fa problemi tra piccolo e grosso, perché anche «il troppo non stroppia». L'arte del bijoux cavalca l'Italia degli anni '60: boom, pop art, Andy Warhol che fa del falso il vero portando all'estremo la riproducibilità tecnica dell'opera d'arte, Beatles e baby doll, a cui in effetti dona più una morbida catenina dorata con un amorino in resina rosa che un noioso giro di virginali perle. Dagli anni '60 - per arrivare agli '80 - parte la mostra a palazzo Reale «L'arte del bijou italiano. Dalla dolce vita al Pret-à-Porter», promossa e prodotta da Comune, Palazzo Reale, Fiera Milano e Homi, da oggi al 2 marzo nelle sale degli Arazzi al piano nobile. Un viaggio nella splendente storia delle false vene d'oro, diamanti e pietre che hanno iniziato la corsa a loro, agli ornamenti non in materiali preziosi creati quali opere di fantasioso ingegno: è nel bracciale di bigiotteria che l'anima dello stile vive, essendo la forma più importante della materia in cui l'oggetto è realizzato. La mostra a ingresso gratuito e pensata per la settimana Moda Donna (24/29 febbraio) raccoglie 300 pezzi unici, firmata da designer di fama internazionale per stilisti quali Albini, Armani, Balestra, Ferrè, Krizia, Missoni, Moschino, Soprani, Valentino, Versace, Emy Forte, Lancetti, Tina Rossi. Due sezioni: la storia delle gioie italiche in metallo e vetro e una panoramica milanese. Negli anni '80 Milano diventa il centro della creatività con nomi quali Bozart, Ornella Bijoux, Sharra Pagano, Ottavio Re e Unger. Visitando le sale di palazzo Reale, donne, rapite dall'istinto femmineo da gazza ladra luccicosa, e uomini, così fedeli quando si tratta di proteggere il portafogli, sapranno quanto ringraziare Georges Frédéric Stras, che nel '700 riuscì a piombare il vetro in modo che oggi una spilla sia un trionfo di luce, come il «sole» disegnato da Lino Raggio per Sharra Pagano negli anni '90. Divertente, è questa la bellezza del bijoux. Di fronte alla pomposità «sciura» del gioiello, l'oggetto del desiderio in metallo dorato, porcellane, resine, stoffe, dalle forme più classiche e bizzarre, che sia pink come negli anni '60, hippy come negli ani '70, punk come negli anni '80, porta nella donna un gioioso senso di divertimento e anche di giovinezza. Ricordiamo che uno dei primi oggetti di bigiotteria fu il vezzoso pompon, ornamento per capelli e cappelli, formato da piume, nastri e gemme finte, che sostituì l'aigrette medievale fatta da piume e pietre preziose.