Quei messaggi sbagliati e la certezza dell'impunità

Le buone intenzioni a volte non bastano. Qualche mese fa Chiara Bisconti, assessore al Verde della giunta Pisapia, raccontava piena di entusiasmo la soluzione contro l'imbrattamento dei muri. «Daremo più spazi legali alla street art, siamo favorevoli alla libera espressione e lavoriamo perché tanti muri di Milano diventino luogo di espressione artistica». Nessun tentennamento, anzi. «Sono convinta che favorendo l'arte si scoraggino anche i vandali». Visti i risultati, abbiamo qualche dubbio.
Intanto, la scelta dei luoghi per queste iniziative di «forte spirito educativo» sono abbastanza discutibili. Non tunnel degradati o officine abbandonate. Una domenica mattina i presunti artisti della bomboletta spray hanno potuto sprigionare la loro creatività su due ponti dei Navigli, messi a disposizione di Palazzo Marino. Ancora nei giorni scorsi abbiamo raccontato di come le scritte che deturpavano la facciata di una cascina del '700 siano state ricoperte con un murales, che ha comunque rovinato l'edificio storico. Pensiamo che coprire gli scarabocchi con vernice dello stesso colore della facciata avrebbe funzionato come deterrente (altri assessori della giunta, meno tolleranti con i writers, dicono che i test in corso lo dimostrano). Che messaggio arriva invece ai vandali? Se il Comune concede i Navigli, loro alzano la posta e si «prendono» i monumenti. O Palazzina Liberty, come dimostrano le foto in questa pagina. Speriamo stiano alla larga dal Duomo o dal Castello.
La giunta continua a piangere sul bilancio in rosso: non ci sono soldi in cassa per pulire le facciate dei muri ed Expo è alle porte. Ma sul contrasto ai graffiti continua a lanciare messaggi ambigui, e il fenomeno sta esplodendo. Non bastano le passerelle di sindaco e assessori alle giornate di pulizia fai-da-te organizzate, bontà loro, dalle associazioni anti-graffiti. É ora di cambiare registro.