Quei Picasso e Matisse donati a Villa Necchi

I capolavori su carta della collezione Sforni saranno ora visibili nelle stanze del Fai

Francesca Amè

Motivi per cui Villa Necchi Campiglio, gioiello custodito dal 2001 dal Fai, merita una visita: la quiete riparata di via Mozart, il delizioso giardino, la struttura elegante progettata da Portaluppi, i pezzi d'arte entrati nella collezione permanente. Da oggi c'è un motivo in più: anzi 21 motivi, come il numero di splendidi disegni della collezione Guido Sforni donata dalla famiglia al Fai per essere custodita a Villa Necchi. Sono alloggiati nella cosiddetta stanza del Principe, che si chiama così perché ospitò il principe Enrico D'Assia, scenografo della Scala, spesso di casa dalle sorelle Eda e Gigina Necchi e dal di lei marito Angelo Campiglio. Prendete fiato prima di entrare nella stanza da letto e nell'adiacente sala da bagno: vi accolgono sette disegni di Pablo Picasso, provenienti dalla produzione legata a Les Déjeuners sur l'herbe e, sopra lo specchio dove imbellettarsi, due ritratti di Henri Matissse («Eva» e «Testa di donna») della metà del Novecento e poi, dietro la parete dipinta di nero, davanti alla vasca da bagno, un «Concetto spaziale» di Lucio Fontana, inchiostro nero su fondo bianco, esaltato dagli specchi circostanti. È solo un assaggio: nella vera e propria camera da letto c'è un carboncino potentissimo di Mario Sironi («Donna inginocchiata in gesto di disperazione», del 1919) e, sopra lo scrittoio, otto disegni di Amedeo Modigliani, di quelli fatti da un Modì ormai malato e povero in canna. Accanto ai «sogni in scultura» di Modì c'è un'altra raffinata «Testa di donna» di Piero Marussig, sempre in bianco e nero, mentre tra i disegni di Picasso, tutti degli anni Sessanta, si trovano note di colore. Bisogna ascoltare Bianca e Chiara Sforni mentre raccontano del padre Guido (1935-1975), un uomo che in pochi decenni di vita, viaggi in giro per il mondo e una solida famiglia, coltiva fin dall'adolescenza la passione per l'arte. Frequenta mostre, il Bar Jamaica, le gallerie (si fa fare le cornici da Gio Marconi, è di casa da Ettore Gian Ferrari e Zita Vismara), è amico del poeta e critico d'arte Raffaele Carrieri. Legge con cura i cataloghi delle case d'aste e compra i maestri che maggiormente colpiscono il suo spirito. Marco Magnifico, vicepresidente del Fai, commenta: «C'è un tratto quasi calvinista in questa borghesia milanese che si sente in dovere di restituire alla collettività parte del tanto che ha avuto». Bianca e Chiara hanno non solo appoggiato la decisione materna, ma aggiunto con generosità altri disegni così che oggi la stanza del Principe appare come il «ritratto indiretto» di un collezionista appassionato del disegno, gesto creativo per eccellenza. E le scelte di Guido Sforni l'erotico Modì, i nudi di Picasso, la grazia di Matisse si sposano alla perfezione con il rigore progettato da Piero Portaluppi.