Quei «piccoli teatri» trincea culturale delle nostre periferie

Di solito li si chiama «piccoli teatri», anche se alcuni tra essi possono ospitare più di 200 spettatori. Piccola semmai è l'attenzione che viene loro dedicata dalle istituzioni e dalla stampa. A volte troppo piccola, se raffrontata con un impegno sul territorio che va ben oltre l'allestimento di un cartellone di eventi. I teatri di cui stiamo parlando rappresentano dei presidi sociali in zone a margine della città, nelle quali la povertà e l'alienazione sono letteralmente palpabili.
Gli spettacoli che vi si tengono sono parte di una più ampia opera di riqualificazione di periferie degradate che si svolge anche attraverso laboratori per disabili e corsi di recitazione per anziani. Nessuna di queste attività sarebbe possibile senza il sostegno economico della Fondazione Cariplo, sul quale nondimeno contano numerose altre realtà culturali della Lombardia. Per i teatri di periferia i finanziamenti Cariplo, erogati attraverso bandi e progetti di residenze coordinati dall'Associazione Etre, costituiscono però quasi un terzo del proprio bilancio. Cioè talvolta più degli stanziamenti del Comune che, soprattutto per strutture che coniugano la cultura con un autentico impegno sociale, meriterebbero di essere ben più consistenti.
Dal 2007 il Ringhiera è gestito dalla compagnia ATIR. Oltre che una fitta programmazione di spettacoli all'insegna del «pop di qualità» (come recitava il titolo della stagione 2009-10), il teatro incastonato nelle case popolari del Gratosoglio propone uno storico e apprezzatissimo laboratorio di recitazione per gli anziani della zona e, con il coordinamento di Nadia Fulco, dà vita al progetto «Spazi del teatro», rivolto a «cittadini abili e diversamente abili» che si incontrano settimanalmente con educatori e attori professionisti. In questi giorni il Ringhiera ospita «Dell'umiliazione e della vendetta», uno spettacolo della compagnia Atopos che intende «raccontare a che punto siamo con il pensiero femminile» .
Questo autunno il Martinitt ha indetto il concorso «Una commedia in cerca d'autori», pensato per «giovani e meno giovani» drammaturghi con l'intento di stimolare la rivalutazione della commedia come genere teatrale. Non si tratta però della sola rivalutazione attuata dal palcoscenico di via Pitteri, costruito nel 1932 all'interno dell'allora orfanotrofio di Milano. L'intera zona nord di Lambrate ha ormai nel Martinitt, gestito dalla compagnia La Bilancia, un punto di riferimento per progetti inerenti al territorio: come «Zona teatrale», nato in collaborazione con il Consiglio di Zona 3 per gli studenti delle scuole di quell'area. Per i quali è stato realizzato "Vicini di stalla", un anomalo e intrigante spettacolo natalizio in cartellone fino al 15 dicembre. «Essere o non essere, quest chi l'è el problema!» è il titolo, tra lo shakespeariano e l'ambrosiano, del laboratorio di teatro per over '60 del Cooperativa. Attivo a Niguarda dal 2001, il teatro di Via Hermada è stato fondato da Renato Sarti con il sostegno della Società Edificatrice Abitare.
Attenzione alla realtà multiculturale e recupero della memoria storica del quartiere sono i punti di riferimento della sua programmazione. In quedsti giorni, il teatro della Cooperativa ha in cartellone lo spettacolo «Io santo, tu beato», spassosa rivisitazione al contrario del noto proverbio «scherza coi fanti...», firmata da Sarti e da Bebo Storti.