Quei «Saranno famosi» in arrivo direttamente dagli anni Ottanta

Si alza il sipario su «Fame» e la preistoria dei talent show con le scuole di recitazione

Ferruccio Gattuso Quando il talent non era ancora show. E quando si raccontava la verità attraverso la fiction, senza mischiare l'uno e l'altra. Saranno famosi era una storia collettiva inventata che partiva da una realtà verissima: la High School of Performing Arts di New York, liceo dove si entrava armati di sogni e ne si usciva artisti. «Ma queste cose costano», era il mantra scandito nella sigla di ogni puntata dell'omonimo serial tv di fine anni Ottanta: e un'intera generazione quel mantra se lo ripeteva puntualmente. C'era anche un film, bagnato perfino da un Oscar (per la migliore canzone del 1980), quel Fame di Oliver Parker da cui tutto partì. Poi, nel 1988, la versione teatrale sulle musiche di Steve Margoshes completò il mito, scalfito solo da un imbarazzante remake cinematografico negli anni Duemila. Oggi il mito di Fame torna in scena al Teatro Nazionale, dal 7 aprile all'1 maggio (ore 20.45, sabato ore 15 e 20.45, domenica ore 15 e 19, ingresso 59- 19 euro, info 02.00.64.08.88.) grazie a Wizard Productions (la stessa di Dirty Dancing, successo da 122mila spettatori la scorsa stagione), la regia di Federico Bellone e un cast di 22 perfomer, 18 dei quali sono giovani tra i 20 e i 25 anni di età. «Sono ragazzi quasi tutti usciti dalla Scuola del Musical di Milano spiega Bellone quindi con la memoria ben fresca su ciò che hanno vissuto, e che è più o meno lo stesso che accade nella storia e nella vera scuola di New York». Tra di loro spiccano nomi come Luca Giacomelli Ferrarini, recentemente apprezzato a Milano nel musical Next To Normal, Eleonora Facchini, già presente nel cast di Newsies portato dallo stesso Bellone al Teatro Nazionale nello scorso inverno e di Marta Melchiorre, già in Jesus Christ Superstar e Sunset Boulevard. A dare il volto al mitico Leroy Johnson, ballerino nero icona di Fame, è l'italo-tanzaniano Rajabu Rashidi: «Sono nato molto dopo il successo del film e della serie tv di Saranno famosi spiega Rajabu ma mi identifico molto in quelle storie. Sento molta responsabilità a interpretare questo ruolo (che fu dello sfortunato Gene Anthony Ray, scomparso nel 2003 a soli 40 anni, ndr): ci sarà molto di quel Leroy in ciò che faccio. Sono nato come artista di strada e lui era venuto proprio dalla strada. E come lui, la mia formazione è di break-dance e funky, ed è stato duro imparare i fondamentali della danza classica». Lo spettacolo in arrivo al Nazionale festeggia i 35 anni dall'uscita del film, e celebra un mito che non è mai scaduto: «La scelta di portarlo in scena ha un motivo commerciale ed emotivo: spiega Federico Bellone - è un titolo noto ancora molto amato ed era una mia antica aspirazione, poiché sono cresciuto col film e la serie tv». La storia dello spettacolo preleva esattamente un po' da entrambi, affidandosi a una scenografia essenziale: gli elementi calano dall'alto trasformando gli ambienti. «Quello principale spiega Bellone l'Auditorium dove si esibiscono gli studenti. Per rendere questi momenti più realistici abbiamo pensato a far accomodare una parte di pubblico sul palco». Testo e canzoni dello show sono tradotti in italiano: «Tutte le canzoni sono legate alla storia e dunque meritavano traduzione conclude il regista - Solo Fame è rimasta in inglese, perché è un brano-manifesto ed è conosciuta così».