Quei sentieri degli alpini in marcia contro il nemico

A Palazzo Moriggia un affascinante percorso nella Grande Guerra, tra foto, rarità e documenti

Un esile ponte sospeso sugli abissi di una profonda vallata rocciosa. Un campo innevato da cui spuntano resti di casematte, segni di trincee, vecchi elmetti, pezzi di scarpe e ossa di caduti. Un umido cunicolo che si addentra nelle viscere della montagna. Un cielo stellato sotto il quale riposano frastagliate cime dolomitiche. Luoghi che risuonano di cupe leggende, e riecheggiano disperati versi di poeti di guerra: Adamello, Pasubio, Civetta, Ortigara, Oslavia, Monte Paterno, Ravelnik. Cent'anni fa queste aspre rocce furono teatro di sanguinose battaglie che contribuirono a rimodellare l'Europa, momenti della nostra storia da non lasciare nell'oblio. Protagonista l'eroico Corpo degli Alpini, che per oltre tre anni si batté nel gelo dei confini settentrionali. Per non dimenticare, dal 4 settembre all'8 novembre, il Museo del Risorgimento di Palazzo Moriggia (via Borgonuovo 23) ospita la suggestiva mostra «Si combatteva qui, 1915-1918. Sulle orme degli Alpini nella Grande Guerra», un'affascinante rievocazione patrocinata da Commissione europea e Comune di Milano e organizzata dal Comitato per il Centenario del Gruppo Alpini Milano Centro - ANA Milano. L'esposizione si articola in due sezioni, alloggiate in altrettante sale. Piatto forte, nella cosiddetta «sala nera», sono i 55 scatti in 30×40/45 in bianco e nero frutto del lavoro biennale di Alessio Franconi, giovane alpino/fotografo che ha deciso di immortalare, in istantanee ad alta intensità emotiva, gli scenari di quegli scontri, dalla Lombardia alla Slovenia.

Foto di montagna, ma non solo: immagini di ossari, di monumenti ai caduti, di pallottole, bossoli nell'erba, schegge di granata, shrapnel, cartelli in ferro battuto con perentori altolà: «Di qui non si passa». Fra le immagini, una spicca per tenerezza e umanità: è la destra di un'anziana signora aperta a mostrare, con triste orgoglio, una medaglia al valore con la croce sabauda: «Di qui è partito tutto -dice Franconi-. Quelle sono le mani di mia nonna, 102 anni, che mostra la medaglia del suo papà alpino, partito per la guerra fra i monti e mai più ritornato. Non mi sembrava giusto dimenticare quegli uomini, siano essi italiani, francesi, austriaci, tedeschi, sloveni o ungheresi, e così mi sono arrampicato per sentieri impervi, spesso oltre i 3000 metri, e ho recuperato, scatto dopo scatto, ciò che resta di quelle battaglie riscoprendo qua e là, tra sassi e stelle alpine, le tracce silenziose di quei frangenti tragici. Dove è stato possibile, oltre alle didascalie, ho voluto inserire strofe di canzoni tradizionali alpine legate al territorio». In una sala adiacente vi è un altro percorso espositivo, a cura di ANA Milano, con 12 pannelli che narrano le vicende belliche, umane e personali degli alpini impegnati sul fronte montano italiano nella prima Guerra, insieme a rari cimeli delle Civiche Raccolte di Milano. La mostra, a ingresso libero, è visitabile dal martedì alla domenica dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 19.30 (dal 1° novembre fino alle 17.30).