Quella firma che cambia la storia della città

È poco più che uno scarabocchio quello di Alberto Artioli in calce alla lettera che autorizza il Comune a sostituire i massetti con l'asfalto in piazzale Baracca. Eppure è una firma tutt'altro che di ordinaria amministrazione: mette fine all'età della pietra. Una storia che parte da lontano. Sulla quale i milanesi si dividono tra nostalgici e rottamatori (del pavé e simili). E dove invece destra e sinistra di Palazzo Marino trovano terreno comune. Era il 2002 e Albertini-sindaco diceva: «Il mio auspicio è che il pavé sia limitato ai luoghi monumentali, Abbiamo già proposto di sostituirlo con l'asfalto ma dobbiamo fare i conti con i precisi vincoli imposti dalla Soprintendenza». Dieci anni dopo (a marzo 2013) quei vincoli non sono più tanto vincolanti. Ed è proprio lui il sovrintendente Artioli che dice di essere disposto ad «aprire una valutazione su dove va conservato il pavé, come il centro storico», riconoscendo che «il mantenimento non ha un valore a prescindere, ma anzi costituisce elemento di rischio». Detto fatto. In tre mesi, la sua non è più solo un'idea astratta ma un provvedimento che parte da piazzale Baracca. Nell'occasione il sovrintendente ricordava «il bellissimo studio presentato da De Corato, una parte della pavimentazione era stata anche rimossa ed è conservata in deposito. Riapriamo pure una discussione, siamo disposti a diminuire la percentuale di pavé, dove è già degradato al 90% ed è in aree non monumentali, per concentrare le risorse sulla manutenzione dei masselli nel centro storico». Nel 2006 l'ex vicesindaco Riccardo De Corato con delega all'Arredo urbano aveva consegnato infatti nelle mani della Soprintendenza un dettagliatissimo «Piano pietra» dove aveva schedato i 520mila metri quadri di masselli in granito, i 157mila cubetti in porfido e i 15mila ciottoli. Ogni anno il Comune spende circa un milione nella manutenzione stradale, ai «tempi d'oro» si arrivava anche a 3-4 milioni, ora con la spending review la giunta Pisapia è stata costretta a tagliare anche su questa voce. Nel 2012 ci cono state circa tremila cause per richiesta di risarcimento da parte di automobilisti, ciclisti e scooteristi tanto che Palazzo Marino tra vecchi rimborsi e polizza, nel 2012 ha dovuto investire 6 milioni di euro.