Quelle finte primarie per guidare la Scala

Primarie alla Scala. Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha deciso di indire un bando internazionale per poter scegliere il nuovo sovrintendente del teatro

Primarie alla Scala. La Scala non è uno dei tanti comuni italiani, ma il più importante teatro lirico del mondo. Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha deciso di indire un bando internazionale per poter scegliere il nuovo sovrintendente del teatro.

Cosa c'è di male? In fondo, proprio niente. Siamo in piena sindrome «trasparenza», per cui un bando pubblico appare la decisione lodevole di chi vuole che tutto accada alla luce del sole. La questione è che, talvolta, la luce del sole è così abbagliante da non lasciar vedere niente. L'attuale sovrintendente, Stephane Lissner, è in scadenza di contratto: da tempo aveva manifestato l'intenzione di andare a Parigi, ma Parigi non si decideva ad assumerlo. «Mi prendono, non mi prendono? Se resto mi tengono, non mi tengono?». Ecco il dubbio amletico che di amletico non ha nulla: molto concreto, nessun dramma metafisico.

Al milionario Lissner viene incontro il consiglio di amministrazione della Scala che, invece di prorogargli il contratto di un anno, dando al sovrintendente il tempo di sciogliere il suo dubbio esistenzial-economico e alla dirigenza scaligera l'opportunità di scegliere il successore, gli rinnova il contratto per ben quattro anni. Ma l'amletico dubbio del sovrintendente francese ancora non si placa. E così, con in tasca il lauto contratto milanese va a trattare con i suoi connazionali. «Vedete - dice loro - come mi considerano nel più importante teatro lirico del mondo?». I parigini che si vedono sventolare sotto il naso il contratto della Scala, non ammettendo di essere secondi a nessuno, gliene fanno uno altrettanto profumato. Adesso sì che si placa il dubbio di Lissner: è diventato sovrintendente sia a Milano che a Parigi, ovviamente con doppio stipendio.

Ora entra in scena Pisapia: «Cosa faccio - si chiede - con questo sovrintendente che nel cuore ha Parigi e molto probabilmente finirà per usare la Scala come sottoscala?». L'idea del bando è una foglia di fico per coprire il modo in cui è stata gestita tutta la vicenda, ma, insieme, è anche una vera crudeltà, esattamente come tutte le primarie della sinistra, a cui il bando internazionale si ispira. Le primarie, si sa, non servono per scegliere un candidato, ma per fregare gli altri. Chi sarà fregato? Qui viene il bello.

Intanto c'è da capire che un teatro come la Scala non ha bisogno di indire un bando per avere il suo sovrintendente: se lo potrebbe scegliere tranquillamente tra i migliori del mondo, che arriverebbero felici a Milano a quattro zampe. Dunque, gatta ci cova. Tra i pretendenti alla sovrintendenza del teatro non mancano nomi pesanti come Francesco Micheli e Sergio Escobar. 

Cosa pensa di loro Pisapia che è pur sempre il presidente del Cda scaligero? Mah! Li vuole fregare mettendoli a confronto con altre candidature internazionali o sceglierà uno di loro, perché potrebbe anche capitare che un grande nome di livello internazionale non abbia alcuna voglia di farsi umiliare, partecipando a un concorso con chissà chi?

Staremo a vedere. Intanto, nel bando ci sarà la clausola che, comunque, il consiglio di amministrazione non è tenuto a chiamare alla sovrintendenza il vincitore di questa sorta di «grande fratello». 

Cioè della serie: faccio quello che voglio io; alla faccia della trasparenza. E, poi, c'è da ricordare che appena arriverà, se arriverà, il nuovo sovrintendente, comunque l'amletico Lissner continuerà a percepire lo stipendio previsto dagli anni del suo contratto. Insomma, i milanesi si pagheranno per qualche tempo contemporaneamente due sovrintendenti. 

Teatro alla Scala
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