Quelle ore in coda all'Expo gate per riuscire a comprare un biglietto

Sabato 2 maggio, ore 16.30, largo Cairoli, Expo Gate. Ovvero il punto più centrale e più noto della città dove procurarsi un biglietto per l'accesso all'Esposizione universale per chi non abbia usato internet o tema che recandosi direttamente a Rho, per una ragione o l'altra, non riuscirà a entrare in giornata al grande evento. La signora moscovita in coda con il marito dietro di me sotto il sole da circa un'ora e un quarto, tra una sorsata d'acqua ristoratrice e qualche occhiata volutamente minacciosa verso la biglietteria, non ha dubbi. E cercando un po' di conforto esclama guardandomi: « Italy is faboulous, but public events' organisation...Oh my god !» (L'Italia è favolosa, ma l'organizzazione degli eventi pubblici...O dio mio!). In effetti l'idea di venire qui a fare il biglietto si è rivelata pessima. A dire il vero al momento di mettermi in coda, alle 15.10, un gentilissimo addetto - capelli grigi, giacca blu, cravatta rossa - mentre mi indica la fila più rapida (l'altra, che sconsiglia, è riservata ai biglietti con data aperta e ai disabili) mi avverte. «L'ideale sarebbe andare a Rho, dove ci sono moltissime casse». L'errore è mio che anziché prenderlo come un ammonimento da seguire alla lettera, lo considero un consiglio per un'eventuale prossima volta e decido imperterrita di mettermi in fila lì. Conto le persone davanti a me: sono 15. E ottimista saluto mia madre che mi aspetta: quella è la fila consigliata, quanto potrò metterci?

Dopo un'ora - e due bottigliette d'acqua allungatemi dalla mamma che mi guarda perplessa sull'organizzazione del «grande evento» al quale la voglio trascinare a ogni costo - arrivo all'ingresso della biglietteria. E capisco finalmente la ragione di quella fila-tartaruga: a fare i biglietti singoli sono in due!! Il terzo addetto si occupa dei biglietti con data aperta e dei disabili, mentre un quarto non si occupa di biglietti (e di cosa allora? Boh!). La fortuna poi ha deciso di sorridermi e quando credo tocchi a me c'è il cambio turno alla biglietteria, come ci comunica sollecita un'altra addetta, attenta a usare un tono tra l'accomodante e il comprensivo. Così aspetto altri venti minuti buoni. Intanto la signora russa non è più solo solidale: è furiosa. E ha ragione da vendere.