Quelle piccole Prato che fanno paura

Dieci tonnellate di alimenti mal conservati o scaduti anche da 6 anni sono stati intercettati l'altro giorno a Pero dalla Finanza in magazzino cinese. Ma se in questo caso il mancato rispetto delle leggi al massimo può causare un mal di pancia, ben peggiori sono le conseguenze quando vengono disattese le norme sulla sicurezza. Prato e i suoi sette morti dimostrano quanto precarie siano la situazione di questi nuovi schiavi che lavorano, mangiano, dormono in pochi metri quadrati. Le stesse condizioni in cui vivono migliaia di asiatici nei tanti bugigattoli di in via Sarpi. Per questo il Comune, prima di piangere nuovi morti, intende istituire una commissione per valutare una task force di ghisa che vigili sulle impresi cinesi.
Nella mentalità cinese, lavoro e arricchimento sono una religione, sul cui altare si è disposti a sacrificare tutto: sicurezza, salute, dignità. Anche perché molti orientali per trasferirsi in Occidente spesso accettano di ripagare con il lavoro coatto le spese di viaggio. Tradotto in soldoni, mettersi per un certo periodo nella mani degli artigiani in laboratori dove lo «schiavo» va a vivere, spesso con moglie e figli, fino all'estensione del debito. Qui le macchine girano 24 ore al giorno e gli operai si alternano alla postazione. Finito il turno, vanno a riposarsi in brandine dietro qualche tramezzo. Spesso dopo aver consumato il cibo cotto su fornelletti fuori legge, come del resto impianti elettrici e riscaldamento. In queste condizioni, lo scorso settembre una tragedia simile a quella di Prato venne sfiorata a Monza, dove andò a fuoco con un capannone. Tre cinesi rimasero intossicati altri dieci, sicuramente clandestini, fuggirono all'arrivo dei soccorsi. Ma non sempre bruciano capannoni in isolate zone industriali. I laboratori cinesi sono sistemati un po' ovunque, tra una cantina, un solaio, un retrobottega. Qui un rogo potrebbe estendersi alle abitazioni vicine, con effetti incalcolabili. Nel settembre 2010 un incendio distrusse un vecchio palazzo in fondo a via Padova. Più tardi si scoprì che erano pieno di infaticabili artigiani cinesi.
E non sono solo i laboratori a far paura, perché i cinesi trasformano in dormitorio negozi, bar, sottoscale. O un internet point, come quello di via Aleardi dove nell'agosto del 2011 le volanti scoprirono una ventina di cinesi addormentati sopra i pc. Metà erano senza documenti e finirono in questura. Il titolare dell'esercizio, un cinese di 32 anni, che chiedeva 10 euro a notte, se la cavò con una denuncia a piede libero. Ma la fantasia orientale non conosce limiti come dimostrartono i 13 trovati nell'aprile 2010 all'interno del cantiere allestito per i restauri dell'Arco della Pace. Qui alcune famiglie avevano ricavato camere da letto, cucine, bagni, improvvisando allacciamenti elettrici volanti tra le travi di legno dell'impalcatura.
Per questo ieri a Palazzo Marino, il capogruppo leghista Alessandro Morelli ha chiesto una commissione per studiare una task force di ghisa che vigili sulle imprese cinesi. Proposta subito accolta dal presidente del consiglio, il comunista Basilio Rizzo.-