Quelle statue-mostro che tradiscono il messaggio di Expo

In largo Cairoli un gruppo di turisti peruviani fotografa Enolo e Fornaro, i minicolossi dello scenografo Dante Ferretti scelti come emblemi di Expo 2015. I bambini li trovano buffi, ma nessuno è consapevole che siano stati collocati lì a rappresentare quello che per Milano è considerato l'evento che dovrebbe lanciare l'immagine della città nel mondo tra poco meno di due anni. «Sono fantasiosi» commenta un turista filippino, ma quando gli si dice che s'ispirano all'artista milanese Giuseppe Arcimboldo, si mette a ridere. «Questo Arcimboldo? Noooooo!» esclama, ricordando forse che Arcimboldo era stato l'autore di qualche vetrata del Duomo.
In fondo chi arriva da lontano come fa a capire che questi due polpacciuti, uno di un piombo violaceo e l'altro di un color ferro tendente al giallo, sono tra i testimonial di un' esposizione, definita fin dagli inizi della sua comparsa universale, quando di universale non mostrano neppure il nome scritto sulla taghetta in ottone? Due statue similari si trovano anche in Centrale e qualcuno, che le ha già viste in largo Cairoli, pensa che siano altri personaggi ispirati ad Arcimboldo. Invece no, sono sempre Enolo e Fornaro, e «meno male che non li hanno chiamati Enolo e Fornalo altrimenti si poteva pensare ai sette nani!» commenta un visitatore.
Si notano più alla partenza che all'arrivo vista la loro location e anche questo è stravagante. Funzionano da sostegno ai pesanti bagagli delle signore, gli accattoni ci si appoggiano, un piccione s'apposta sulla testa di una coppia di signori di scura presenza ma poca rappresentanza. Alla Centrale nessuno li fotografa, una persona li scambia per il rimasuglio di una fiera, un'altra per la pubblicità di un supermercato. Nessuno pensa ad Expo. «Cosa c'entrano con Expo due uomini, e non si vede perché sempre uomini e mai una donna, che invece della faccia hanno dei grappoli d'uva oppure che sulla sottana hanno appese delle michette?» commenta Alessandra Dondi, in partenza con un treno per Rovigo.
La satira di Arcimboldo che ritraeva uomini con nasi di cetriolo e gote di pomodoro per mostrare il lato burlesco e mostruoso della natura, si è trasformata in una macedonia alquanto maciullata dal tempo da essere rimasta senza colore. E' questa l'immagine di Expo 2015? Pane e vino fossilizzati su una decadente armatura a forma di botte o di paniere. «Prendi l'arte e mettila da parte» insegnava un vecchio proverbio a proposito dell'umiltà di imparare a poco a poco quella cosa difficile che si chiama bellezza, che di certo Enolo e Fornaro non hanno, anche se con molto coraggio sono stati deposti persino davanti alla Triennale.
Ma quanti cloni sono stati fatti? Per verificare siamo andati fino a Linate. Enolo e Fornaro? Expo? Da Alfredo, che vende tabacchi e giornali, al personale di tutto l'aeroporto dicono che lì dentro di Expo non c'è proprio nulla, a parte un cartellone seminascosto dai turisti che, incollonati per aspettare i taxi, guardano esattamente nella direzione opposta al muro a cui il manifesto è attaccato. Expo 2015 per ora non è visibile. Sembra un nome su un elenco che ha perso fogli qui e là, e le immagini sono anche barlocche, forse perché qualcuno ha bevuto troppo dalla botte di Enolo?

Commenti

antonio gatto

Dom, 01/09/2013 - 10:36

Credo che Leonardo da Vinci si rivolti nella tomba nel vedere il gusto artistico della città dove ha lasciato il Cenacolo. Avrei scelto i suoi lavori come simbolo. Meno male che si nota quanto in basso stia cadendo Milano.