Questa bici appesa rappresenta il nostro fallimento

A pochi metri dal luogo del terribile incidente di Giacomo. Legata in alto per evitare che sia rubata un'altra volta

Lo capisci subito. E lo ricordi all'istante. Vedi quella biciclettina tutta dipinta di bianco appesa in alto a due pali di un cartello stradale e pensi: «è la bicicletta di quel bambino». Vista così sembra un'installazione ma dentro c'è una storia dolorosa e oltraggiata. Vederla dondolante e come sospesa ti commuove ancora di più. Giacomo aveva dodici anni quando quel 5 novembre stava tornando a casa dall'oratorio di Santa Maria del Rosario. Venti metri dietro c'era sua mamma, appena davanti una portiera che si apre all'improvviso, lui che viene colpito e il tram che sfreccia e lo investe. Un incidente atroce, che aveva scatenato l'indignazione di Milano. L'auto era parcheggiata dove non avrebbe dovuto essere, la rabbia del quartiere per le transenne che da mesi bloccavano la visuale. Maledetto destino.

Cinque giorni dopo la biciclettina era ancora lì; la mountain bike del bambino era stata tutta verniciata di bianco, una stele strana, un ricordo doloroso, assemblata da quelli di Critical Mass, appassionati delle due ruote che ogni giovedì sera pedalano attraverso le strade di Milano. Con i genitori avevano deciso di lasciarli lì, a voler ricordare, messa vicino al lampione di Via Solari, davanti all'Esselunga, attorno ai fiori, alle fotografie, ai messaggi dei compagni di scuola, ai cuoricini. Faceva impressione passare su quel marciapiede e trovarsi davanti quell'altarino laico. Era una stretta allo stomaco, un colpo al cuore. La bici ha resistito un anno parcheggiata lì, poi la barbarie dell'assurdo furto. Rubata anche lei come tante altre bici che ogni giorno subiscono la stessa sorte in città. La profanazione più grave del furto. Più disgustosa e squallida. «Riportatela dov'era, per favore». Era stata la richiesta - chiara, breve, semplice, indignata, addolorata - di tanti che sulle pagine di Facebook chiedevano notizie della «ghost bike», della bici-ricordo. Ma nessuno ha mai obbedito a quell'appello. Così la nuova idea. Mettere una nuova biciclettina, anche questa verniciata di bianco ma appesa finalmente in alto, sui due pali di un cartello. «Questa volta è stata resa davvero inservibile», racconta Maurizio Marucchi, volontario presso la chiesa di Santa Maria del Rosario. «Sono stati tolti i pedali, i copertoni per evitare un altro furto». Ecco. C'è stato bisogno di appenderla in alto, lontana da mani che potessero portarla via ancora, calpestando senza pietà un dolore immenso. Quella biciclettina - si spera - ora resterà al suo posto. In memoria di Giacomo. Impossibile non vederla, da qualsiasi lato della piazza si nota. E fa male.