Dopo «Quo Vado» la Bergamasco fa un «Ballo»

L'attrice che voleva licenziare Zalone in scena con una pièce di Némirosvky

Antonio BozzoI lettori di Irène Némirovsky sono un'ampia consorteria di palati (letterari) fini: il tam-tam ne sta portando molti al Parenti, dove fino al 6 marzo va in scena «Il ballo». Grazie a loro - e ad altri che magari non hanno mai letto una pagina della scrittrice ebrea morta ad Auschwitz -, ogni sera Sonia Bergamasco fa il pieno. Nella piccola sala 3 del teatro condotto da Andrée Ruth Shammah, trasformata in soffitta degli specchi, Bergamasco accoglie il pubblico stesa sul divano, nella posa della bella dormiente: si immagina subito, mentre si prende posto, che quella figura è abitata da sogni inquieti. Sceso il buio in sala, inizia il monologo a più voci. Sonia Bergamasco, perfettamente calata nelle anime cui dà vita, diventa la giovanissima Antoinette, il padre monsieur Kampf, la madre Rosine, la governante Betty. Il romanzo breve scritto da Némirovsky nel 1930 si impone come scontro di visioni del mondo intorno a un ballo di società, progettato per sancire l'ascesa sociale e mondana d'una famiglia di arricchiti, nella Parigi tra le due guerre. La quattordicenne Antoinette, esclusa dal ballo e segregata in uno sgabuzzino, escogita la risentita vendetta boicottandolo. Questa la trama, che mostra il conflitto tra essere e apparire, tra vero e falso amore. Bergamasco, che ha ideato e preso lo spettacolo sulle proprie spalle (da neofita lettrice di Némirovsky), è bravissima nel passare da un personaggio all'altro senza usare artifici. Si muove tra gli specchi di una scena onirica e ipnotica (di Barbara Petrecca), nella quale gli spettatori si rifrangono, cercando la propria immagine. Colpisce la misura dell'attrice, in funambolico equilibrio tra le diverse realtà umane (e disumanizzate) che mette davanti agli spettatori. Il testo lo ha metabolizzato fin nelle sfumature, senza soggezione, traendone un'ora intensa di spettacolo che tocca le corde più intime. «Il ballo» è al Parenti per la seconda stagione: già l'anno scorso aveva convinto. In più, stavolta, difficile seguire la bravissima Bergamasco senza pensare, almeno un istante, che l'attrice milanese (ma vive a Roma, con il marito Fabrizio Gifuni e le due figlie) è la stessa del film «Quo vado», dove fa di tutto per licenziare Checco Zalone. O senza ricordarsi che la vedremo, a giorni, nella nuova serie tv di Montalbano. Sonia Bergamasco non è mai stata così tanto sulla cresta dell'onda: ma la più vera è senz'altro al Parenti, nella soffitta degli specchi.