La rabbia del quartiere blocca il taglio degli alberi

Realizzare una centralina elettrica mette a rischio decine di piante La gente è scesa in piazza e, per ora, è riuscita a fermare le ruspe

Ma se in via Benedetto Marcello abitasse Giuliano Pisapia, e se il sindaco in persona avesse piantato un albero nello splendido ex giardino e avessero abbattuto questo albero, cosa sarebbe accaduto? La cronaca è fatta di tante assurdità che se anche per una volta apriamo con una domanda assurda, non è fuori luogo. Fuori luogo ci sono già andati in pochi giorni otto alberi del paradiso di questa strada profumata dai tigli; l'ultimo gigante benefico è stato segato ieri, e quella pianta era stata messa lì, allevata e accudita da una persona, perché della manutenzione dei giardini se n'è sempre occupata con amore l'associazione di via.

«E nessuno, nessuno si è degnato di avvisare. Il consiglio di Zona non ne sapeva nulla. Ora tutto sarà rimandato a mercoledì 3 giugno, quando abbiamo convocato una riunione straordinaria» dice Rita Cosenza, consigliere della Civica per Milano. Un summit che si prevede ardente per discutere della situazione lavori ampliamento Cabina Primaria A2A, al quale summit in teoria dovrebbero essere presenti i tecnici del Comune e i tecnici di A2A.

La strada è massacrata. Esci il mattino dal portone e invece di trovare in piena Milano quella signora benefica e tanto rara, ovvero madre natura, scorgi già un cimitero di fronde, un cimitero diventerà cemento tombale dato che la cabina di A2A è sotterranea e sopra il verde non ci può stare. «Non sono ottimista. Siamo di fronte a un'amministrazione che non sa neppure cosa sia il dialogo con i cittadini. Gli interpellati dicono che hanno i permessi necessari. Via Benedetto Marcello è sottoposta a tutela paesistica con un decreto ministeriale del 22 giugno 1965, ma a nessuno importa» ribadisce Rita Cosenza. La seconda parte della strada è già un lastricato di cemento color sorcio di fogna; anche la prima lo diverrà. Finalmente, dopo giorni e giorni di chiacchiere fumose, si è appreso che gli alberi segati saranno trenta, 24 carpini e 6 tigli.

Lo sfregio alla bellezza di foglie ombreggianti e fresche è iniziato la mattina del 25 maggio, quando sono stati tagliati cespugli e siepi, e sono partiti per sempre i primi tre fusti dalle chiome fruscianti. I residenti hanno iniziato una protesta focosa e naturale. I lavori si sono interrotti, ma sono ripresi il mattino seguente per radere al suolo con motoseghe altre quattro piante. I residenti hanno chiamato la polizia locale e la forestale, perché non riescono ad arrendersi all'idea che il giardino possa essere cancellato come se fosse una macchia verde nel plastico di una città assurda. Casa del benessere, dell'accoglienza, del dialogo, della solidarietà: quante case con nomi buonini e buonisti si aprono a Milano? Ma a cosa servono, se la nostra prima casa, quella dove abitiamo, viene straziata da un'azione sulla quale nessuno può fare nulla? Otto piante morte. Ne mancano 22, un numero magico che sa di doppia speranza. Ma questo 22 sarà invece solo un'implacabile ghigliottina per gli abitanti e i giardini di via Benedetto Marcello.

di Elena Gaiardoni