«Da radicale non sono contrario a quel premio»

«Un laico o un radicale come me non dev'essere necessariamente contrario». Marco Cappato, ex europarlamentare della Lista Bonino, è uno dei dirigenti del movimento che, 30 anni fa, con una campagna nel Paese e con il referendum del 1981, ha ottenuto la possibilità di praticare l'aborto legale in Italia. Oggi Cappato siede in Consiglio comunale per il gruppo Federalista europeo, nella maggioranza. Idealmente c'è anche lui fra i destinatari dell'appello che il piccolo comitato spontaneo ha indirizzato a Palazzo Marino per ottenere l'assegnazione dell'Ambrogino d'oro a Paola Bonzi, fondatrice e direttrice del Centro di aiuto alla vita della Mangiagalli, donna simbolo dell'impegno per la vita. E lui, il leader milanese dei radicali - con una riserva di metodo - non ha veti da porre sulla candidatura, che presumibilmente arriverà sul tavolo dei capigruppo e dei consiglieri comunali.
L'appello è proposto in modo molto laico ed «ecumenico». E ha già ottenuto una firma importante, quella di Lorenzo Strik Lievers, che è stato due volte parlamentare radicale e a Milano è docente di storia alla Bicocca. Un «compagno» importante, che tutt'ora partecipa attivamente alla vita del movimento pannelliano. Ma non è una firma eccentrica, quella di Strik Lievers sotto l'appello: «Certo - conviene Cappato - noi storicamente siamo per la legalizzazione dell'aborto, non siamo per l'aborto». «Io non conosco Paola Bonzi - spiega Cappato - e mi informerò per capire ma ho la massima stima per Lorenzo e per la sua opinione. Se questo lavoro di Paola Bonzi è svolto in modo serio e non ideologico io non ho nessun motivo per essere contrario». «Per noi, per me, anche un radicale, un laico, può non avere ragioni di ostilità, se si tratta di una donna che ha aiutato e aiuta le donne che potrebbero abortire per varie difficoltà, economiche e non solo, ma non lo vorrebbero fare. Non c'è alcuna incompatibilità o contraddizione, insomma, purché, come ho detto, si tratti di una persona che si è battuta per, che rispetta la scelta delle donne, che non ha fatto campagne contro la contraccezione, o come accade a volte in Usa, ma non in Italia, per creare problemi o addirittura difficoltà alle donne che per tante ragioni possono voler interrompere la loro gravidanza». «Per me - conclude Cappato - ci sono due strade per ridurre gli aborti, la legalizzazione e l'informazione».