Una rapina finita in tragedia: arrestati gli assassini di Desio

Un fantomatico tesoro affidato dal defunto Paolo Vivacqua alla consuocera, sarebbe il movente del delitto di Franca Lojacono. Una rapina organizzata da tre balordi di infimo grado finita male, tra pistole che non sparano e banditi che si feriscono tra loro. Un giallo durato appena 24 ore, poi i carabinieri di Monza e Desio hanno arrestato tre disoccupati incensurati. Due hanno confessato, il terzo resiste ma è schiacciato dalle prove. E proprio su di lui adesso pesa anche il sospetto di essere il killer dello stesso Vivacqua.
Franca Lojacono, 61 anni, sposata a Santo Cammaudo, madre di Valentina a sua volta coniugata con Antonio Vivaqua, figlio di Paolo. Questo il filo che unisce due delitti. Il primo, ancora opera di ignoti, consumato il 14 novembre, il secondo sabato poco dopo mezzanotte. La donna è appena andata a trovare la figlia insieme al marito, la ragazza è sola con i suoi quattro figli dopo che Antonio, insieme ai fratelli Daniele e Gaetano, è finito in galera per un vorticoso giro di fatture false. Verso mezzanotte la donna precede il marito a casa, in via dei Mariani 40, e viene affrontata nel box di casa dai banditi che vogliono strapparle la borsa. Lei resiste, il «capo» tenta di spararle ma i proiettili sono difettosi e perde anche l’arma. Estrae il coltello e inizia a colpirla, ferendo però il complice. Quindi la fuga.
Avvertiti dai vicini arrivano i carabinieri del capitano Lino Pantaleo che notano alcune gocce di sangue per terra, le seguono trovando via via la borsa e il coltello. Le tracce si interrompono ma i militari allargano le ricerche fino a ritrovarle in via Partigiani 1, sotto casa di Antonio Radaelli, 51 anni. L’uomo non c’è, è in ospedale a farsi medicare una ferita alla mano. Ovviamente finisce in caserma. Indagando sulle sue amicizie, dopo poco viene indivudato Raffaele Petrullo, 33 anni, di Paderno Dugnano. I due crollano, fanno il nome di Antonio Giarrana, 29 anni, residente a Desio in via XXV Aprile, e definiscono i ruoli: Petrullo a fare da palo, Radaelli ad assistere Giarrana ideatore ed esecutore della rapina. Originario come Vivacqua di Ravanusa, nell’agrigentino, Giarrana è infatti convinto che dopo la morte del compaesano, la Lojacono custodisca il tesoro del morto. L’uomo è però un osso duro, davanti al magistrato Manuela Massenz, al capitano Pantaleo, al comandanti del reparto operativo, Michele Piras, e del gruppo di Monza, Giuseppe Spina, nega ogni responsabilità.
Questi arresti chiudono il caso Lojacono ma potrebbero riaprire quello di Vivacqua. L’uomo, 52 anni, era partito dalla Sicilia con poche lire ed era arrivato a possedere ville con piscina, Ferrari ed elicotteri e a girare 3/400mila euro in contanti alla settimana. Ufficialmente da imprenditore del ramo metalli ferrosi e titolare di società di intermediazione finanziaria. Ufficiosamente emettendo fatture false, come accerterà la Guardia di finanza che ad aprile arresta i suoi tre figli. Vivacqua nel frattempo era stato ucciso: il 14 novembre un killer entra nel suo ufficio in via Bramante da Urbino, a due passi da casa Giarrana, e gli spara sette colpi di 7.65, stesso calibro dell’arma abbandonata dai tre balordi. E per capire se sia la stessa, è stata disposta una perizia, il cui esito è atteso nelle prossime ore. Una eventuale conferma metterebbe nei guai Giarrana. Che potrebbe aver ucciso l’imprenditore per mettere mano sul suo patrimonio per poi organizzare la rapina alla consuocera, convinto custodisse il suo tesoro.