Rapina in Montenapoleone: un colpo da 3 milioni di euro

Rubati 66 pezzi di valore, sono quasi tutti orologi Sulla scena del delitto lasciate molte tracce di Dna

Potrebbe aver fruttato tre milioni il colpo alla gioielleria Pisa, portato a segno da otto uomini e una donna. Banditi sicuramente audaci ma non particolarmente «professionali»: hanno infatti lasciato nella mani della polizia un complice, di cui sarà facile ricostruire il giro di frequentazione. E una montagna di elementi, tra cappelli passamontagna da dove ricavare il Dna. E poi gli accertamenti tecnici: tabulati dei cellulari e riprese video. Insomma una svolta potrebbe arrivare a breve.

Il giorno dopo l'assalto, dunque è tempo per riordinare le idee e fare l'inventario per stabilire l'entità del bottino. Piuttosto consistente. Sono 66 i pezzi rapinati, quasi tutti orologi, per un valore commerciale che supera di gran lunga il milione ipotizzato in un primo momento. Il totale potrebbe infatti arrivare a tre milioni. Un tesoro che forse i banditi potrebbero non godersi. I malviventi erano infatti entrati in azione l'altro pomeriggio dopo l8 in via Verri 9, aggirando l'ostacolo della porta blindata mandando avanti una complice ben vestita. Poi tutti dentro, sette, mascherati, più il palo rimasto fuori. Il primo spara un paio di colpi di pistola, una scacciacani perché non viene trovata alcuna ogiva. Poi ordina a tutti di sdraiarsi a terra. I complici demoliscono gli espositori, arraffano i 66 preziosissimi orologi e fuggono.

Fuori il primo intoppo, un paio di equipaggi dell'Ivri che sorveglia continuamente il Quadrilatero della Moda. Nel parapiglia che segue uno dei banditi viene fermato dai vigilantes. È un romeno di 18 anni senza fissa dimora, non particolarmente legato a Milano, nel 2013 rapinò un cellulare a una ragazza a Udine, venne messo in comunità, da cui scappò regolarmente. Non avrebbe iniziato a collaborare ma è un «dettaglio». Un'analisi dei suoi spostamenti, le persone che ha frequentato, con cui è stato controllato, le chiamate fatte e ricevute e i messaggi scambiati dovrebbero permettere agevolmente agli investigatori di ricostruire le sue frequentazioni. Anche perché i complici, riusciti a fuggire in bicicletta, hanno lasciato alle spalle una montagna di indizi. Polizia e carabinieri hanno recuperato bici, asce, spranghe, bastoni, passamontagna, cappelli, borse e zaini da cui ricavare il Dna. Senza contare che potrebbero essere stati ripresi dalle telecamere mentre si toglievano i passamontagna. Forse è prematuro parlare di una imminente soluzione del caso, ma sicuramente si tratta di un'indagine che dovrebbe concludersi con la rapida identificazione di tutti gli «uomini d'oro» per tacer della donna.