Rapita e massacrata di botte Schiava per la prostituzione

In cella un bulgaro recidivo, vittima una connazionale Era prigioniera in un container, stuprata e minacciata

Paola FucilieriUomini che odiano le donne. Come Vergil Sevdalinov, 33 anni, originario della Bulgaria. Un brutto soggetto davvero. Già condannato nel 2008 a sette anni di carcere per sequestro di persona, violenza sessuale e sfruttamento della prostituzione. E tornato in libertà dopo aver scontato 5 anni di quella pena, confermando che per lui quel tempo (che pure non è poco quando lo si trascorre in una cella) non era mai passato. Ha ricominciato infatti esattamente da dove aveva concluso prima dell'arresto. Aggredendo una connazionale 28 che poi ha rapito circa tre settimane fa - il 26 gennaio - mentre la giovane stava aspettando il tram in viale Forlanini, completamente ignara di aver suscitato, all'interno di un bar di Lambrate frequentato da molti altri stranieri dell'Est Europa, l'interesse della «belva» di cui, a breve, sarebbe diventata la schiava, per dieci, interminabili giorni. «Movimentati» da botte, stupri, minacce di morte al solo scopo di obbligarla a prostituirsi. A mettere fine all'agonia della bulgara ci è voluta tutta la professionalità degli investigatori della sezione criminalità straniera della squadra mobile di Milano, diretti da Paolo Lisi e coordinati dal dirigente Alessandro Giuliano, ma soprattutto la comprensione di un cliente della ragazza. È lui che le ha permesso di contattare un connazionale amico e, quindi in seguito, quella stessa notte, di rivolgersi alla questura per raccontare il suo incubo e far catturare Sevdalinov.La ragazza ha spiegato infatti alla polizia che quel martedì sera di gennaio, dopo averla aggredita alle spalle, il pregiudicatole ha fatto perdere i sensi con un panno imbevuto di cloroformio, quindi l'ha portata in macchina in un container di un cantiere abbandonato non molto lontano da lì, in via Pitteri, in zona Rubattino. Con una catena l'ha massacrata di botte e violentata per tutta la notte, puntandole anche una pistola alla testa (dalle indagini è emerso poi che si trattava di un giocattolo). «Se non ti prostituisci per me ti faccio fuori» l'avrebbe minacciata. E dal giorno successivo, nonostante la giovane avesse il corpo martoriato da ferite e contusioni, l'ha portata lungo le provinciali della provincia di Milano. Appostato sulla sua vettura, Sevdalinov controllava il suo «investimento» persino quando la poverina si appartava con i clienti. Ogni sera la riportava nel container di via Pitter e la rinchiudeva all'interno, come in una vera e propria prigione. Convinto di averla ormai in suo potere, l'ha quindi trasferirla, recentemente, in piazzala Corvetto. Ed è lì che la ragazza è riuscita, tramite un cliente, a liberarsi dal suo «padrone» e a farlo arrestare dalla Mobile. «Dopo le prime intercettazioni ci siamo resi conto che il pregiudicato, dopo la sparizione della sua schiava, aveva iniziato a cercarla nella comunità bulgara milanese. La ragazza era già in una comunità protetta, ma temevamo che l'uomo potesse vendicarsi su qualcuno che la conosceva o, addirittura che potesse rintracciarla - concludono gli investigatori -. Così lo abbiamo rintracciato a Cassina De' Pecchi, dove viveva, e fermato d'iniziativa, provvedimento convalidato giovedì. Ora il bulgaro è in carcere accusato di sequestro di persona, violenza sessuale e sfruttamento della prostituzione».