Il re dei concessionari: «Ecco la mia fattoria con la stella Michelin»

Plinio Vanini ha creato un agriturismo con 500 animali e un ristorante pluripremiato

Mimmo di Marzio

«In campagna ci devi andare e in negozio ci devi stare», era la frase che gli ripeteva spesso il nonno valtellinese quando lo portava a sei anni nella stalla per insegnargli a mungere. E lui, Plinio Vanini, a quella frase ha continuato a ripensare anche dopo l'improvvisa morte del padre Arrigo che, a soli vent'anni, gli scaricò sulle spalle le redini dell'azienda di famiglia. Allora, mezzo secolo fa, quella di Morbegno era una piccola concessionaria d'auto ribattezzata Autotorino, «perchè il papà acquistava e rivendeva vetture usate dai dipendenti Fiat». Plinio, «veterinario mancato», in negozio ci è stato eccome, al punto da trasformare Autotorino nella prima holding di autoconcessionarie d'Italia, un migliaio di dipendenti con sedi in tutto il Nord Italia. Ma le sere in cui rientrava a casa, l'antico tarlo si rifaceva vivo: in campagna ci devi andare... «E alla fine ci sono andato, il giorno in cui ho comprato la prima vacca quasi per gioco». Oggi le vacche sono diventate 200, a cui si sono aggiunti 300 maiali e un centinaio di capre. E i suoi animali sono oggi l'anima de La Fiorida, un'azienda agrituristica costruita a Mantello, in una ridente valle a pochi chilometri da Sondrio e a metà strada tra Milano e St. Moritz. «L'odore delle stalle mi era rimasto nel cuore - racconta - ma sognavo anche un luogo che racchiudesse in qualche modo il ciclo della vita, dai prodotti della terra al consumatore». E così è stato. La Fiorida oggi produce 27 quintali di latte al giorno, 16 tipologie di formaggi valtellinesi, carni e salumi biologici tra cui la leggendaria bresaola punta d'anca e la tipica slinzega. Ma non solo. L'azienda accoglie anche il pubblico in un resort di 29 camere dotate di spa, un ampio ristorante con vista sui monti e in carta tutti i prodotti della filiera corta, con un market dove è possibile acquistare l'intera produzione. Dulcis in fundo, il piccolo ristorante ribattezzato «La Preséf», che vuol dire mangiatoia in valtellinese. Per il terzo anno consecutivo, la cucina guidata dagli chef Gianni Tarabini e Franco Aliberti si è guadagnata la prestigiosa stella Michelin. «All'inizio ovviamente non pensavo nè alle stelle nè all'alta cucina - racconta Vanini - ma da queste parti c'è un detto: se hai fame ti svegli. Ovvero, un'azienda per stare in piedi e crescere deve puntare alla qualità. E io ho sempre preteso la massima qualità per me stesso e per i miei ospiti». La cucina de La Preséf è un viaggio che parte dalla tradizione per spaziare nel pianeta della creatività contemporanea, «ma senza mai dimenticare i prodotti del territorio». I sogni son desideri, diceva qualcuno, ma spesso sono anche contagiosi visto che la figlia minore sta per laurearsi in Veterinaria. «È sempre stata la mia grande passione - dice Vanini - e infatti ancora oggi sono io che indirizzo la parte zootecnica dell'azienda». Ed è sempre lui che ogni mattina alle sei, prima di mettere giacca e cravatta, va nelle stalle a visitare le sue bestie. Perchè i sogni son desideri, appunto.