Il realismo astratto di Ventrone alle Stelline: 30 opere in mostra

Retrospettiva dal 31 gennaio al 10 marzo, curata da Angelo Crespi: 30 opere, molte delle quali esposte al pubblico per la prima volta, che segnano la lunga carriera dell'artista

Retrospettiva dedicata a Luciano Ventrone, pittore che Federico Zeri definì “il Caravaggio del ventesimo secolo”, alla Fondazione Stelline dal 31 gennaio al 10 marzo, curata da Angelo Crespi. La mostra Il limite del vero. Dall’astrattismo all’astrazione ripercorre e il percorso creativo dell’artista nato a Roma nel 1942.

Dagli esordi come pittore figurativo classico alle sperimentazioni geometriche, passando per l’informale e l’arte programmata: 30 opere, molte delle quali esposte al pubblico per la prima volta che segnano la lunga carriera di Ventrone, che comincia a dipingere giovanissimo, nei primi Anni 60 facendo un apprendistato lungo e pieno di divagazioni, sull’onda delle varie correnti della pittura italiana e nelle temperie del secondo Dopoguerra, consentendogli di approdare a uno stile personalissimo, il “realismo astratto ventroniano” in cui le basi della pittura (forma, luce, colore) sono al servizio di una concezione filosofica platonica tesa a svelare il mondo delle idee prime.

Dagli Anni 90 del Novecento, soprattutto le nature morte non sono più soltanto la rappresentazione del reale ma semmai il tentativo riuscito, grazie a un talento quotidianamente coltivato con fatica, di andare oltre la realtà – come spiega Angelo Crespi – e sperimentare “il limite del vero”, cioè quella sottile linea che ci distanzia dalla conoscenza effettiva, allontanandosi dagli oggetti reali e approssimandosi per quanto possibile all’astrazione delle “cose”.

Luciano Ventrone – che si definisce un astrattista alle prese con la realtà, un metafisico costretto a misurarsi con la caducità della natura – non è solo uno dei massimi e più conosciuti pittori di figura a livello internazionale, ma prima di tutto è uno scienziato della pittura e, fin dalle rappresentazioni negli Anni 60 delle cellule ingrandite al microscopio, opere messe poi a disposizione di testi di neurologia, ha affinato la propria antica tecnica pittorica fatta di pazienti velature a olio, confrontandola con le più avanzate tecnologie che oggi ci permettono di guardare e vedere “più” oltre il reale.