Reati ambientali e infiltrazioni: la Lombardia nel mirino dei clan

Tonnellate di veleni scaricate in mare o in qualche fosso; colline formate da pneumatici fuori uso; interi complessi edilizi sorti completamente fuori legge; autostrade costruite con la «monnezza» e gallerie tirate su con cemento depotenziato; prodotti alimentari marci, adulterati o contraffatti; animali trafficati e sfruttati senza pietà; opere d'arte saccheggiate o finite appese alle pareti della villa del boss di turno. «Polizia moderna», periodico ufficiale della polizia di Stato, dedica al fenomeno criminale delle ecomafie. E la Lombardia - dopo Campania, Calabria, Sicilia e Puglia, le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa e, al quinto posto, il Lazio - è la prima regione del nord Italia per numero di reati ambientali, che ammontano a 1607.
In particolare a Milano, secondo quanto rileva il periodico, a suscitare maggiormente gli interessi dei clan mafiosi sarebbe perlopiù la realtà del mercato ortofrutticolo, come accade a Fondi, in provincia di Latina o nella ragusana Vittoria.
«Si tratta - rileva “Polizia Moderna“ - di un pesante assalto ai tesori d'Italia, dalla sua biodiversità al patrimonio storico e artistico fino alle sue eccellenze enogastronomiche. Proprio a quei tesori su cui dovremmo puntare per risollevarci dal debito pubblico schiacciante».
Un assalto che impoverisce il Paese in un momento di grave crisi economica, mentre il fatturato illegale è stabile, nonostante la diminuzione degli investimenti in opere pubbliche nel Sud, normalmente considerati quelli più a rischio.
I clan criminali «hanno fiutato guadagni facili da migliaia di euro a fronte di rischi irrisori: nel peggiore dei casi solo multe e sanzioni amministrative perché l'Italia non ha mai iscritto i delitti contro l'ambiente nel codice penale come previsto dalla direttiva comunitaria del 2008, anche se aveva provveduto precedentemente a creare un cosiddetto codice dell'ambiente».
«Ancora oggi - prosegue il periodico - chi inquina gravemente l'ambiente o devasta il paesaggio, realizzando discariche illegali o cave abusive, solo per fare due esempi, viene chiamato a rispondere di reati di natura contravvenzionale».
Per il reato di discarica abusiva, infatti, è previsto l'arresto da 3 mesi a 2 anni e un'ammenda da 2.600 a 26mila euro, la stessa comminata a chi inquina suolo, sottosuolo e acque, se non provvede alla bonifica, che costa 200mila euro a metro quadro.