Rebecca era in fin di vita quando ha telefonato il Papa

Rebecca ha otto anni e il suo colore preferito è il lilla. La sua mamma ha voluto che fosse lilla la bara e di lillà il suo nome scritto con i fiori ai funerali. Rebecca è morta il 27 dicembre, durante le feste di Natale, dopo un anno di lotta impossibile con un tumore al cervello che a poco a poco l'ha immobilizzata, costretta al buio, al silenzio, le ha mangiato la vita.
Per lei il 30 dicembre la chiesa del Preziosissimo Sangue si è riempita di gente fin oltre il portone, sul marciapiede di corso XXII Marzo. Per lei, la preside della scuola di viale Mugello ha dimenticato le regole, perché frequentasse la scuola fino all'ultimo, anche per mezz'ora soltanto, quando le forze capricciose glielo consentivano. Per lei, perché potesse giocare, don Mario ha organizzato tutti i mercoledì un oratorio pieno di bambini con attività speciali. Per lei Catia, la catechista amica di famiglia, ha scritto a papa Francesco. E lui ha risposto, con una telefonata arrivata quando Rebi ormai non parlava più, che ha confortato i suoi genitori negli ultimi giorni di agonia.
Il papà, Fabio Di Terlizzi, ha 32 anni. La mamma, Anna Schiavone, 31 anni. Nel loro bar in via Battistotti Sassi, Rebecca la conoscevano tutti. Racconta Anna: «Il Papa ha chiamato Catia e ha parlato con lei. Poi un suo segretario ha chiamato mio marito Fabio: gli ha detto che il Santo Padre benediceva Rebecca, di non perdere la speranza e la fede, che avrebbe mandato un rosario». Lui ne è felice: «È stato un gesto importante». Ringrazia: «Abbiamo ricevuto una solidarietà enorme. Per Rebecca si è mossa un sacco di gente, che ci ha aiutato ad andare avanti».
Rebecca amava i delfini e da grande voleva fare la biologa marina. «Un gruppo di mamme ci ha aiutato a portarla al parco marino di Torvajanica, lo hanno aperto solo per noi: è stata biologa per un giorno. Siamo andati in piazza San Pietro. E in Sardegna, che lei amava: a ottobre e abbiamo fatto il bagno. In quest'anno ci siamo autoannientati per lei, ci siamo dedicati solo a farle vivere bene il tempo che restava. A volte abbiamo anche litigato tra noi, sono stati momenti molto duri».
Rebecca lascia una sorella, Aurora, di tredici anni, e la migliore amica, anche lei Aurora, che non l'ha mollata un momento. Racconta il papà: «Invece di giocare, era sempre lì ad aiutarla. A scuola, quando Rebecca ormai poteva usare solo la mano destra, Aurora interveniva, senza bisogno di richieste e di parole. A me è capitato di assistere a queste scene da dietro i vetri. È incredibile che persone straordinarie esistono. Anche Rebecca lo era: generosa, sempre pronta a regalare le sue cose».
Anna e Fabio si sono dati molto da fare in questo anno di sofferenza, per Rebecca e non solo per lei. Hanno raccolto fondi per l'associazione Bianca Garavaglia, che si occupa dei bambini malati di tumore. Fabio si è dedicato al volontariato: ambulanze di notte con la Croce di Maria Bambina. Ha un desiderio che vorrebbe trasformare in realtà: «In Lombardia abbiamo bisogno di hospice per i bambini malati di tumore, strutture che li accolgano quando sono vicini alla morte e non possono più essere assistiti a casa. Per noi gli ultimi mesi sono stati terribili: non puoi fare insieme il medico e il padre di tua figlia, è troppo straziante. Alla fine era in carrozzina, con crisi epilettiche, respiratorie, e dovevamo intervenire noi. La alimentavamo col sondino. Non parlava, non voleva nemmeno più vedere il suo cane, Filino, che adorava. Il mio sogno è che a Milano nasca un luogo per i bambini terminali, dentro l'ospedale, così che i piccoli non debbano separarsi dalle persone che li hanno curati. Per mia figlia infermiere e medici del Venezian sono stati angeli».
La sentenza di morte era arrivata il 3 gennaio scorso. «La malattia si chiama glioma encefalico del ponte, è un tumore cerebrale rarissimo, che impedisce di camminare, cancella la vista e l'udito. Alcuni bambini muoiono subito, altri nel giro di sei mesi». Anna ti spiazza: «Noi siamo stati fortunati, perché Rebecca ha avuto un anno. E voglia di vivere».
Rebecca è morta al settimo piano dell'Istituto dei Tumori, nel reparto di pediatria, alle otto del 27 dicembre. «Ci ha fregati - racconta Anna con una dolcezza che ferisce -. Alle 5 del mattino, dopo una notte a vegliarla, mi sono appoggiata sul lettino a fianco e Fabio si è seduto accanto a lei, con la testa sul cuscino. Siamo crollati in un sonno profondo quando Rebecca è volata in cielo». Fabio: «Mi sono seduto accanto a lei, le prendevo la manina, la accarezzavo. Sono arrivati gli infermieri alle 5 e aveva la febbre a 37 e mezzo, alle 6 a 38 e 2. Da lì sono caduto in coma, come narcotizzato. Alle otto alzo lo sguardo e vedo un infermiere che dice: “non respira più”. Ho guardato Rebecca e ho sentito una mano sulla testa, come una voce: “stai tranquillo, sto bene, lasciami andare, non urlare”. L'ho vista col volto sorridente». Al suo funerale le hanno voluto cantare «L'essenziale» di Marco Mengoni. «Mentre il mondo cade a pezzi, tornerò alle origini». Era la sua canzone preferita.