Reddito di cittadinanza, "Lavori utili e chi paga, è un grandissimo caos"

L'assessore ieri al ministero del Lavoro: "Chi è in lista per la casa rischia di scendere"

È «un grandissimo caos». Non ci gira intorno l'assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino, da qualche giorno anche agli sportelli di largo Treves a Milano hanno cominciato a presentarsi cittadini in cerca di informazioni sul Reddito di cittadinanza e chi dovrebbe fornire risposte è pieno di punti interrogativi. C'è di più. La manovra targata 5 Stelle prevede che chi incassa il sostegno economico si metta a disposizione dei Comuni otto ore a settimana per lavori socialmente utili. Ma non è chiaro in quali ambiti potremmo utilizzare i volontari, chi pagherà ad esempio le coperture assicurative. Majorino ha partecipato ieri a Roma con il delegato Anci per il Welfare Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia, e l'assessore ai Servizi sociali di Napoli Roberta Gaeta a un incontro con la delegazione tecnica del ministero del Lavoro sul percorso attuativo del Reddito (assente il ministro Luigi Di Maio). E al termine l'assessore milanese sottolinea «le rilevanti ambiguità che lo accompagnano» la misura. «Siamo di fronte, come ha affermato anche Vecchi, a problemi rilevantissimi rispetto al ruolo dei Comuni e alla chiarezza offerta ai cittadini che rischieranno di trovarsi in condizioni di grande incertezza. Lo stato dei centri per l'impiego, poi, non autorizza ottimismo. In particolare, è tutta da chiarire la possibilità di realizzare veri progetti di inclusione da parte dei Comuni. Lo dico non volendo unirmi nemmeno per un minuto al coro di chi sbeffeggia lo strumento o, peggio, irride i beneficiari potenziali.

Ma preoccupato che l'occasione non si trasformi, nei fatti, in una semplice erogazione monetaria. L'obiettivo del Rei (il Reddito di inclusione dell'ex governo Gentiloni, ndr.) era di considerare misure simili come temporanee. Non è assolutamente chiaro come ora questa strada possa essere perseguita. E ci sono questioni totalmente ignorate fin qui dal governo». Ne cita una: «Il Reddito al momento rischia di essere calcolato nell'accesso alle graduatorie per la casa popolare, il che può portare a un effetto paradossale. Chi prende il reddito viene rallentato nelle graduatorie per vedersi assegnata la casa o si vede crescere il canone». L'unica certezza è che non cambierà la platea rispetto al Rei, i beneficiari qui saranno intorno a 3.500 e circa 2mila di origine straniera. «Probabilmente a quel punto cambieranno le dichiarazioni degli esponenti leghisti - provoca Majorino - fin qui durissimi sugli stranieri beneficiari del Rei. Taceranno visto che hanno votato il Reddito». L'assessore spera «caldamente che le cose cambino. Come amministrazione faremo comunque tutto il possibile per aiutare i cittadini ad orientarsi, senza speculare sulle difficoltà nell'uso di questo strumento». Il sindaco di Reggio Emilia ribadisce le «preoccupazioni dell'impatto sui Comuni, servono chiarimenti sulle ricadute operative e assicurative e un'adeguata disponibilità di risorse per costruire percorsi di impegno sociale o lavorativo dei beneficiari». Dal Reddito agli effetti del decreto sicurezza. Il tema è stato affrontato ieri in Commissione a Palazzo Marino e i tecnici hanno sollevato dubbi sulla corretta interpretazione del testo. I richiedenti asilo dopo il 31 gennaio non potranno iscriversi all'Anagrafe ma dovrebbero poter accedere a qualunque servizio pubblico e privato (vedi l'apertura di un conto corrente o l'iscrizione ai servizi per l'Infanzia) indicando il luogo di domicilio. Ma non potranno essere i centri di accoglienza e rischiano (in caso di ospitalità) di cambiare più volte al mese.