Referendum sui Navigli Oggi il sindaco in consiglio

Chiara Campo

Due ordini del giorno, uno per sostenere il progetto (in due step) di riaprire i Navigli milanesi presentato a luglio dal sindaco Beppe Sala, l'altro per dire sì al referendum «per informare e raccogliere il consenso dei cittadini» e da tenere «in un unico Election Day, insieme alle Regionali o Politiche 2018 in modo da contenere sensibilmente i costi». Sono i due documenti che il Pd presenterà oggi in consiglio comunale a sostegno del piano Navigli. Dopo due settimane di rinvii il sindaco presenterà in aula il piano. Nella prima fase - inizio entro il 2018 e fine insieme ai lavori della M4 per ridurre l'impatto sul traffico - verrebbero riaperti solo 5 tratti non del vecchio Naviglio tra la Martesana e la Darsena non collegati tra loro, costo stimato di 150 milioni di euro. Nell'odg a favore del progetto la maggioranza inviterà Sala e la giunta «ad attivarsi presso tutti i livelli istituzionali (Stato, Regione, Ue) a raccogliere eventuali disponibilità da parte i privati» per trovare i fondi e abbassare il più possibile i costi a carico del Comune. Chiederà di ridurre il più possibile gli impatti sulla mobilità e sfruttare le possibili sovrapposizioni con i cantieri della linea 4 e di «garantire che le risorse destinate alla riapertura dei Navigli non abbiano un impatto negativo rispetto agli interventi previsti nei quartieri periferici». Sostiene lo strumento del referendum «a cui potranno seguire dibattiti pubblici se l'esito sarà positivo». Per il centrodestra l'Election day è un giochino del Pd in affanno per portare elettori di sinistra alle urne: «Domani (oggi, ndr.) il gruppo e vedremo il da farsi - anticipa il capogruppo Gianluca Comazzi -. Mi sembra però che l'apertura dei Navigli sia una bella suggestione ma gestita male. E la sinistra in affanno elettorale cerca di unire il referendum sui navigli alle elezioni politiche e regionali per confondere i cittadini e recuperare qualche voto».